Monday, December 07, 2009

Je ne regret rien



Non rien de rien, Non je ne regret rien
(No, niente di niente, Non rimpiango niente)

Sono stata a Parigi. Parigi l'elegante, Parigi la sofisticata. Ho percorso le stradine del quartiere di montmartre, il mont du martyre ed ho sentito il mio corpo punito rigenerare passo dopo passo verso la basilique du Sacre- Coeur. In alto, dove le prospettive si fanno ampie, dove il grande sminuisce ed il piccolo diviene insignificante, ho pensato a quello che resta della mia Belle époque e di quel sorriso, il tuo. Non escludo la possibilità di venire a vivere qui un giorno, fra un anno o forse due. Lasciare sempre indietro qualcosa, partire senza domandarsi troppe inutili cose.

C'est payé, balyé, oubliè
( Ho pagato tutto, tutto spazzato via, dimenticato)

Incomprensibile, inafferrabile. Se solo fossi stata più rassicurante, nella mia bellezza così come nelle mie convinzioni, se solo avessi saputo trasformarmi in acqua, ma il fuoco arde e distrugge ed il fuoco brucia e consuma, me, te e tutto quello che resta. Non si può mentire alla propria natura ed io sono fuoco ed ora ardo da sola. Ed io sono così, disarmante nella mia bellezza, incostante nelle certezze, non ho pagato mai un tributo alla semplicità e alla tranquillità che credevo non desiderassi.

Avec mes suvenirs, J'ai allumé le feu, mes chagrins, mes plaisirs, je n'ai plus besoin deux
( Con i miei ricordi ho acceso un fuoco, i miei dolori, le mie gioie, non ho più bisogno di loro)

Il mio amico ha accarezzato il passato ricordando i miei lunghi capelli castani ed il bacio al quale mi ero sottratta. Ed io ho ricordato quella me selvaggia e forte, quella me che crede e spera, che danza con il mondo e con le cose intorno in un frenetico girotondo che mischia turbinoso colori e rose.

Non rien de rien, Non je ne regret rien
Ni le bien qu'on ma fait, ni le mal tout ça m'est bien ègal
(No, niente di niente, Non rimpiango niente
ne il bene che mi hai fatto, ne il male perché mi sta bene ugualmente)

Eccomi nuovamente regina del mio regno, eccomi ancora superba come le più belle delle meraviglie. Una forza ritrovata, rigenerata, partorita da nuove convinzioni. Un mondo nuovo quello davanti a me. È tempo di stupire ancora, mi spoglio di questi abiti sporchi, ed indosso gli abiti consoni ad una sovrana.

Je repars à zerò
(Ricomincio da zero)

p.s. Forse non la più popolare delle sculture del Louvre ma per me la più sensuale.





8 comments:

Gio said...

Un popoloso deserto nel quale staremo benissimo.

Artemisia said...

@Gio: non era esattamente quello che intendevo ma si, staremo benissimo ugualmente...

A. said...

A volte mi fa sorridere quello che si dice nei commenti. Dovrebbero rispondere, controbattere, fare ritorno a quanto chi riceve il commento ha scritto e detto. Invece No. Troppo spesso non fanno che affermare e auto-celebrarsi, nascono e vivono di vita propria, rispondono con C quando invece è stato detto A, da che invece dovrebbe semplicemente conseguire B. Non escludo realtà parallele e più complesse -i paradossi di Zenone la dicono lunga- ma non trovo sia così in questi casi, in cui fra A e B non può passare altro; allo stesso modo in cui “per due punti passa una ed una sola retta”. Fuori di metafora, sento che spesso interventi e commenti viaggiano su rette parallele, senza possibilità di incontro. Non c'è feedback, ma solo l'incomunicabilità che si fa palese nell'incapacità di ascoltare e assorbire, proprio da parte di chi invece si proclama “in ascolto”. Mi sembra la regola.
Mi piace rappresentare la voce fuori dal coro, ma non è questo il caso. Il messaggio che vorrei farti arrivare è molto più semplice e lineare. Non ho intenzione di “commentarti”, trovo che quanto scrivi è già di per se e in se completo ed è così tuo che sarebbe sciocco da parte mia provare ad indovinare quale fra le infinite possibilità si avvicina maggiormente alla tua storia. Pertanto, dopo aver letto quanto scrivi, quello che farò sarà provare a risponderTI, quasi fosse una chiacchierata (sempre in tema di "premesse").
E in questo caso, su alcuni punti, mi torna particolarmente naturale; mi hai ricordato tante chiacchierate con la mia migliore amica.
Abbiamo sempre concordato nel dire che personalità complesse, caratteri forti e un aspetto esteriore in linea con queste caratteristiche, non sono materiale che tutti possono permettersi di maneggiare.
Lo hai detto spesso nei tuoi interventi: persone di rilievo comportano degli spigoli, sono in un certo modo scomode, ingombranti.
Pagare tributo alla semplicità e alla tranquillità non rappresenta una soluzione e la tua posizione è perfettamente in linea con le caratteristiche di cui sopra.
Non c'è soluzione se il fuoco brucia e ciò che gli sta attorno finisce in cenere. Mi hai fatto tornare in mente una frase: “Non è il legno che brucia, ma il fuoco che lo fa ardere”.
Sottigliezze di rilievo ;)
Bello il finale... Ti calza a pennello.
Mi sono nuovamente dilungata all'eccesso. Ancora una volta, solo per farti arrivare un messaggio.
Ah Artemisia...
“Sento che sta arrivando, anche se ancora sulle punte, il tempo della felicità”
E' arrivato?
A.

Artemisia said...

Ciao A.,
hai perfettamente ragione. Delle volte le parole sono come sassi in uno stagno, smuovono le acque con segni concentrici, e di fatto, nulla torna veramente indietro. Segni alla deriva e nulla più. Amaramente sorrido anche io. Da persona che ama l'oratoria e che ne riconosce un certo valore, mi rammarico di notare l'inutilità della parola, non solo da chi "si proclama in ascolto" su un mezzo come questo ma troppe volte tristemente, con quelle persone con le quali credevi di avere un feeling speciale ed un rapporto fatto di comprensioni reciproche che si tradiscono e smentiscono alla prima necessità individuale. Apprezzo quindi, il tuo essere "in ascolto" ed ancor di più lo sforzo di una sconosciuta di partecipare ad un dialogo che solo parzialmente può comprendere. E' vero, le persone che si presentano con un certo spessore estetico ed intellettuale non sono facilmente "digeribili" da tutti. Non tutti possono apprezzarne il valore, ne gestirne le ruvidità che conseguono. La maturità diceva Gombrich, facendone una metafora culinaria, è quando riusciamo ad apprezzare il cioccolato senza zucchero, è quando sofistichiamo i nostri gusti a tal punto da non volere una cosa facilmente fruibile. Credo sia un punto a te noto dato che è il tema del tuo unico post ( ci tengo a dire che l'ho letto molto attentamente). So bene che nella circostanza a cui faccio riferimento non avrei potuto offrire la semplicità ne la tranquillità ma il punto del mio discorso non era tanto sottolineare una mia incapacità che per natura è costantemente palesata ma piuttosto sottolineare la perplessità che ha generato in me, il constatare che la persona che avevo di fronte desiderava proprio queste caratteristiche che, fra tutte, sono quelle che non possiedo. Non sono una persona semplice, sono piuttosto elaborata e sofisticata, sia nella mia persona che nelle mi scelte di vita. Starmi accanto, a qualsiasi livello, richiede uno sforzo ed una dedizione che credevo la persona in questione possedesse e che per sua stessa ammissione non era ciò a cui ambiva. Non se ne può di certo fare una colpa ma rimango sempre sorpresa quando mi accorgo di aspetti caratteriali che non avevo notato, essendo io, una persona molto attenta ai dettagli, che raramente si lascia andare a conclusioni affrettate ed errate. Deve essere come dici tu, forse sono stata io ad ardere questo "legno", il punto è che credevo non si trattasse di un materiale così facilmente combustibile. Trovo strano parlare della mia felicità con una persona che per quanto si stia rivelando piacevolmente attenta, non conosco. La felicità è per me qualcosa di intimo, forse è per questo che delle volte non sono stata in grado di mostrare quanto abbia apprezzato alcuni gesti che mi sono stati rivolti. Però posso dirti questo: ho smesso di essere in ansia e non provo più dolore per ciò che ho perduto, forse ha smesso di avere valore perché il valore non risiedeva unicamente nella cosa in se ma in tutto quello che l'alimentava. Quello che l'alimentava era il suo vero valore aggiunto ed ora che non c'è più è inutile rimpiangerlo.
Inizio a nutrire la curiosità di sapere maggiormente di te, non sono affatto certa che la persona ritratta nel tuo avatar sia tu.
A presto
Artemisia

A. said...

Mi sono presa un attimo per rispondere al tuo messaggio. E tanto per cambiare, per essere certa di capire, l'ho anche riletto più di una volta ;)
Che cosa mai potrei aggiungere a quanto hai detto nella prima parte? Rimanere delusi da persone con cui credevi di avere un certo feeling e un rapporto fatto di comprensioni reciproche vanifica la forza delle parole, ne distrugge il contenuto e annichilisce chi le pronuncia. Sì, è triste.
Triste accorgersi che “credevi”, ma evidentemente in una certa misura “sbagliavi”.
Un errore di valutazione nel ritenere che quanto veniva detto permeasse di sentimenti reciproci un rapporto che ha finito col rivelarsi deludente, per certi versi unilaterale. E inoltre strano, perchè sbagliare -e sbagliare nelle valutazioni- potrà anche essere umano. Ma allora dobbiamo assumere che alcuni siano in questo “meno umani” di altri.
Tu, ad esempio, mi hai scritto di essere una persona molto attenta ai dettagli, che difficilmente si lascia andare a valutazioni affrettate ed e r r a t e -non faccio alcuna difficoltà a crederti-
In questi casi, poiché mi pare a mia volta di riconoscermi nel modo in cui ti descrivi, io trovo che la sorpresa di una simile e inattesa scoperta arrivi quasi a raddoppiare la delusione.
Ma forse sto andando “fuori tema”.
Riguardo alla tua storia... Intanto sento di “doverti” ringraziare di aver condiviso quella che mi viene quasi da considerare -forse a torto- come una “confidenza” (anche se ad una sconosciuta).
Ancora una volta, a costo di risultare banale, devo ribadire che ci sarebbe molto da dire, ma su due punti in particolare sento di volermi ora soffermare.
Non voglio risultare indiscreta, né permettermi di giudicare quanto non conosco. Eppure lasciami dire che, parlando in generale, trovo che un'ammissione di disinteresse verso qualcosa (o qualcuno) che richieda più impegno e cura di quanto comunemente non si sia abituati a prodigare, scada nella più assoluta banalità e povertà di spirito, in una strabiliante ignavia, un logorante pressapochismo. Ok che siamo tutti liberi di pensarla in maniera diversa, ma in questo caso trovo che un'idea GIUSTA possa essere questa: In ambienti e circostanze in cui diviene sempre più raro trovare qualcosa (o qualcuno) per cui valga la pena prodigarsi in uno sforzo e una dedizione particolari, una volta che si può a ragione pensare di aver trovato un oggetto degno di tali attenzioni, a cos'altro si può ambire se non a prestare dovuta attenzione all'oggetto medesimo?
Non so se riesco a spiegarmi. Io penso spesso che le persone veramente interessanti si stiano estinguendo come gli orsi polari. Mi piace spesso usare la fantasia, ma non è sufficiente a trovare interessanti persone che non lo sono affatto, quando ogni giorno viviamo respirando smog e mediocrità (a volte forse sono troppo drastica).
Per concludere, come secondo punto (non più parlando in generale, ma scendendo nello specifico) mi è venuto in mente, di te, che se la tua “costantemente palesata incapacità” risiede nel non appiattirti e banalizzarti di fronte a situazioni che rigettano variabili troppo complesse... Allora dovrebbero in molti ambire ad essere INCAPACI in siffatta maniera.
Ho molto apprezzato la tua risposta alla domanda sulla felicità. Ci sono cose che bisogna custodire gelosamente. E io apprezzo le persone in grado di farlo con discrezione e riservatezza.
Grazie dei tuoi messaggi, li leggo sempre con grande attenzione e interesse.
A.
P.s. La trasparenza di cui mi parlavi è anche una mia "politica"... Sì, la foto nell'avatar è mia. Meglio... Quella sono io ;)

Artemisia said...

Quando decisi di iniziare a scrivere questo blog lo feci con un intento preciso: Fare arrivare ad alcune persone di mio interesse determinati messaggi, raccontare loro alcune delle mie esperienze e tramite queste raccontarmi. Questo spazio è pubblico e non ci sono quindi "confidenze" di sorta poiché, come avrai avuto modo di leggere in alcuni miei post, per me i segreti hanno una sacralità che non deve essere sconfessata, che altrimenti non sarebbero tali. I segreti vanno sempre e soltanto taciuti. In realtà mia cara A, delle volte credo di "utilizzarti" per veicolare meglio i messaggi alla persona a cui voglio che arrivino, a quella che sicuramente possiede tutte le chiavi di lettura. Non fraintendermi, la tua presenza è MOLTO gradita ed io ti ringrazio di fornirmi l'occasione per raccontarmi oltre la semplice stesura di un post ma non mi piacerebbe appesantirti del fardello di una "confessione" che confessione non è. In merito alla questione credo vivamente che questa persona abbia fatto una scelta. Credo fortemente che ogni scelta vada rispettata. La mia perplessità non nasce in merito a ciò che si sceglie ma al modo in cui si sceglie la propria dipartita ed al fatto che non credo di essermi mai raccontata sotto una veste che non presentasse, in nunce, tutte quelle caratteristiche che poi si sono rivelate la ragione stessa della scelta. Uscendo da questa impass, inizio a trovare scomoda questa unilateralità nella nostra conoscenza. Bene o male tu hai modo di leggere post che risalgono a molto tempo fa e questo ti consente di farti una opinione piuttosto generale sulla mia persona, sulla mia vita, persino sul mio lavoro. Io non conosco nulla di te, ne capisco cosa ti spinge ( se pur apprezzandolo) a prestare molta attenzione alla mia vita. Maledizione! so di essere dannatamente interessante ;-) ma da persona sospettosa e prevenuta verso il genere umano qualcosa mi fa credere, forse a torto, che ci sia qualcosa di più. Il sospetto non è qualcosa che si fuga così facilmente, per cui credo che continuerò a dubitare di te, del tuo avatar e dei tuoi intenti "pacifici" fino a quando non saprò di più di te, o fino a quando scriverai un post che mi dica qualcosa di meno "accessorio" :-) . Spero tu riesca ad apprezzare l'ironia che sto mettendo in queste parole e non ti senta offesa da questa ruvidità che per l'ennesima volta ti riservo.
A presto
Artemisia

A. said...

Hahaha... No no, non ti preoccupare. Hai ragione, forse al posto tuo rimarrei ugualmente un pò perplessa... Non è mia abitudine girare per i blog e scrivere così tanto a persone che nemmeno conosco. Pensa che l'idea di tenere un blog mi è venuta proprio capitando per caso nel tuo (ero incuriosita dal libro di Argov Sherrlyn e sono capitata nel post "Gli uomini preferiscono le stronze"). Ma queste sono solo parole... In questo caso, affidandole al tempo, lascerò che a spiegarmi siano le mie azioni, i post meno "accessori" e magari altre foto. Quelle da contorsionista sulle panchine insospettiscono sempre tutti... ;)
Del sano sospetto è sempre salutare...
A presto,
Buona serata.

Gio said...

Ragazze, è bellissimo leggere le vostre parole.

Il mio commento, per carità, era in parte un cedere all'accostamento Parigi -> il popoloso deserto di Violetta e il 'hic manebimus optime' di Cicerone e in parte una concessione, l'ennesima, alla triste realtà: lo solitudine non si misura con il numero di persone che abbiamo accanto, ma con la loro distanza.

Scoprire di non condividere l'ovvio è una delle più dolorose esperienze che possiamo fare - ci cede tutto sotto i piedi, e se abbiamo la ventura di non precipitare, resta difficilissimo aver ancora una qualsiasi forma di 'speranza' a proposito del mondo.

In verità io sono giunto con gli anni a credere che l'ultima creaturina del vaso di Pandora, la speranza appunto, di tutte sia la più maligna.

A presto.