Wednesday, November 25, 2009

Suddently I see


Non riesco a ricordare esattamente cosa sia successo, eppure deve essere andata grossomodo così: Una parola di troppo credo, in quel mare di cose dette che per mesi sono state sale su una ferita, un continuo precipitare dal male in peggio. Sentimenti che si proclamano e si ritrattano come fossero niente, come se valessero ancora meno. Una messa in scena grottesca, una pagliacciata ridicola. Ma fino a quel momento tutto sembrava essere ancora lì in piedi, solido dentro di me, non mi ero accorta che le fondamenta si stavano sgretolando irrimediabilmente. Poi quell'ultimo discorso, quel tentativo di parlare, quell'incontro che sembra difficile da avere come se si stesse chiedendo udienza. Ecco, credo sia stato quello il momento in cui un embolo deve essersi staccato e l'illuminazione raggiunta. Delle volte serve un blackout per rischiarare la mente.
"Scusa? non ho capito bene" ma temo di aver capito benissimo. C'è una lunga lista d' impegni, delle priorità irrinunciabili. Io per mesi ad ascoltare, io, la persona che meritava la tua fiducia e perciò le tue confidenze, io per mesi a comprendere i malesseri, i malumori, e poi? che posto avrei io? di certo dopo l'aperitivo del venerdì, forse prima del pranzo del sabato. Ecco, allora va bene così, ti ringrazio ma credo di aver altro da fare, di meglio di sicuro. Di certo no, non una persona perfetta, forse piuttosto ruvida, delle volte fastidiosamente complessa però di certo una persona che si prende cura delle cose a cui tiene, Io. Un grossissimo errore di valutazione, il mio. Non c'è niente di speciale. Niente che valga la pena conservare, neppure il ricordo. La maggior parte delle volte le persone non cambiano ma in un arco sufficiente di tempo si rivelano e se si ha una lunga memoria anche i gesti del passato si reinterpretano. Non si trattano così le persone importanti, neppure se lo sono state un tempo e poi non lo sono più. Le persone non si usano come fossero fazzoletti durante una crisi di pianto. Perdona la schiettezza ma qui chi ha da perdere sei tu.
" Forse potrei spostare l'impegno del mercoledì" si, sono onestamente disgustata da quell'altalenare d' indecisioni, di gesti fatti a metà tipici di chi ha maggior vantaggio a stare con due piedi in una scarpa. Se ti fa piacere renderti disponibile ad un incontro fai una scelta senza dover proclamare quanto ti costerà oppure dì semplicemente che non hai tempo per me e secondo il mio modesto punto di vista te la cavi con più stile. Delle continue defiance, le tue. Ed ora lo confesso, ho una opinione diversa di te. So anche come reagirai a tutto questo, con una silenziosa dipartita perché chi ha smesso di sorprendersi smette di sorprendere pure gli altri.

Sunday, November 22, 2009

L'appartamento spagnolo


" Come luce lei arriverà, come acqua piano scivola. Senza far rumore salirà le scale e le sue labbra... Come mirra lenta brucerà, come fuoco danzerà per te"


E' arrivato il momento di ricominciare. Lo so per certo perché questa mattina, un sottile, inaspettato benessere mi ha baciato le guance. I grandi olmi lungo la strada hanno iniziato già da un pò a perdere le loro grandi foglie giallastre ed ora sono tristi e nudi. Forse avrei voluto ancora un pò coccolarmi nella tristezza, adagiarmi in un ricordo che diventa sempre più grigio, sempre più lontano. Ma questo è un altro tempo. E' il tempo della ragione. Questa è un'altra storia ed io sarò felice di raccontartela. E' la storia di una donna che cammina da sola per le strade di Barcellona, che ha in mente per se qualcosa di speciale e ha fatto molta strada per essere sicura che gli appartenesse. Il mio respiro segue l'ondeggiare del mare, delle volte calmo, quasi immobile, altre volte violento e terribile. Il corpo appartiene al molo ma la mia mente è un naufragio in molti pensieri ed un ormeggiare in poche certezze. Riscopro la felicità in cose che non avevo notato. Vedo negli sconosciuti cose che mi appartengono.

Rientro a casa dopo aver percorso una scacchiera di strade, salgo attraverso le scale buie di questo appartamento in Carrer de Provença. Apro la porta, mi rifugio in fretta nella mia piccola stanza ma Eva arriva veloce e si appoggia allo stipite della porta. Non vuole che io venga inghiottita dalla tristezza, mi impedirà di farlo cucinando per me tortilla. "Finito means finito in every languages: spanish, italian or english, it doesn't really matter" sentenzia. Eva me lo dice sempre, teme che io possa dimenticarlo ma io ho capito, le sorrido e strizzandole l'occhio le rispondo, "Claro que si Eva, ¡ no se daña a queien se quiere! ". E poi ci sono tante cose da fare, questa carriera da fotografa di moda ancora tutta da costruire. L'uomo con il demone tatuato sul collo occupa le mie notti tenendomi sveglia con la sua voce suadente, mi avvolge con le sue attenzioni, cura le mie solitudini e placa molte delle mie incertezze. Sento che sta arrivando, anche se ancora sulle punte, il tempo della felicità.

p.s. un altro noioso self portrait

Tuesday, October 06, 2009

Suerte


Il mio viaggio è iniziato a Matarò, una piccola cittadina spagnola a circa trentacinque chilometri dalla mia destinazione. Juan Carlos, il produttore di vino argentino ci aveva tenuto così tanto affinché accettasi quel passaggio che non avevo potuto sottrarmi. Desiderava che conoscessi il suo amico fotografo che era venuto a prenderlo per portarlo in città. Ma poi in preda ad un entusiasmo generale, il fotografo ed i figli di Juan avevano deciso di fermarsi nella piccola cittadina della costa, in fondo erano le tre del pomeriggio ed era ora di pranzare. Dal finestrino della corriera ho visto scorrere davanti ai miei occhi una vasta pianura giallastra con macchie di vegetazione sparse, le case sbiadite dal sole di una estate di fuoco e grossi impianti industriali erosi dal sale. Avevo voglia di arrivare a destinazione di smettere di trascinare quella valigia che mi sbatteva sulle gambe e che avrebbe lasciato i segni per giorni, togliere dalle spalle lo zaino con le mie macchine fotografiche e possibilmente tutte quelle sensazioni di tempi andati, di storie consumate. Eccola maestosa adagiarsi sul mare. Una rete fitta di strade parallele, simmetriche che confluiscono  nei ventri ampi delle piazze.  Nei vicoli stretti e lunghi di alti palazzi panni stesi ad asciugare, pareti umide, pavimenti lastricati. L'odore del mare, il sapore del sale che penetra su nelle narici ed esplode nei polmoni. Tutto ricomincia da qui. In questo appartamento al secondo piano a cui ci si arriva percorrendo delle rampe di scale con delle finestre strette e lunghe dal quale non entra  neppure un raggio di sole. Un rassicurante utero buio. Se penso al passato trovo strano sapermi qui. Mi sento bene,  di una felicità placida, serena. Una felicità che cura nel profondo, che ristabilisce l'ordine delle cose. È meraviglioso scoprire di non avere più nulla da perdere.

Friday, October 02, 2009

La verità negli occhi


Ho viaggiato verso Nord. 

Il mio ultimo viaggio italiano prima della dipartita. 


Ho consumato la nostra ultima conversazione seduta ad un tavolino di un bar. Mentre parlava mi sono accorta di quella piccola macchia scura accanto all’iride del suo occhio sinistro. Una piccola macchia in così tanta limpidezza. Dettagli eloquenti. Non lo cercherò mai più.  Non lo cercherò perché mai più seguirò i passi di chi non ha voglia di una mia significativa presenza nella sua vita. Una eccezione fatta per lui e per lui soltanto svanita al cenno del suo ulteriore rifiuto. 

Alle prime luci del mattino ho preso la testa fra le mani, ho stretto forte le spalle, mi sono raggomitolata sullo stomaco. Continuo a credere che la mancanza generi sempre sottrazioni reciproche. Mentre tutto andava alla deriva ed io annegavo naufragando, ho sentito le mani del mio amico scivolarmi tra i capelli ed accarezzarmi le guance. Siamo rimasti così abbracciati e muti. Il dolore ha degli abissi così profondi da non riuscire a vederne la fine. 

Ho percorso la costa di levante ed ho osservato la gente ritmare la propria vita allo scandirsi alterno di un semaforo. Mi sono ubriacata di sole e di vento salmastro eppure avrei voluto essere altrove, possibilmente lontano.

La consapevolezza psicologica di una vicinanza fisica ci costringe ad essere maggiormente determinati negli intenti. Cedere significherebbe costringersi ad una agonia insopportabile. Durante la mia ultima sera, parole silenziose hanno navigato negli sguardi di rapporti consolidati, di rapporti recuperati. C’erano tutti gli sguardi che avrei voluto tranne i suoi ma non c’era da stupirsi per chi aveva già post posto un incontro privilegiando le incombenze di un insignificante quotidiano. Piccoli dettagli che passano silenziosi e che si rivelano solo in considerazioni successive. Sono finiti i tempi dove si consumavano miglia anche solo per uno sguardo. La verità è negli occhi.


Questa storia ha tutto il sapore di una disfatta. 


L’esilio non è mai stato come in questo momento, una scelta più dolce. Le persone che mi vorranno sapranno dove cercarmi e mi troveranno sempre nei loro pensieri. Guarirò. Tutte le ferite si rimargineranno. 

Tornerò e splenderò di una bellezza rara

Sunday, September 06, 2009

When September ends


Ho acquistato un  biglietto di sola andata per la Spagna. Quando Settembre conterà i suoi ultimi giorni io preparerò la mia valigia e me ne andrò.
Di fronte a delle scelte di questo tipo non ci sono mai delle consolidate ragioni per cui andare ma ce ne sono delle ottime per non restare e questo è quello che basta.
Questo protratto soggiorno romano, questa estate calda che si è consumata lenta, che ha arso al sole molte delle mie convinzioni, lascerà un segno profondo in me. 
Londra con  il suo cielo plumbeo, con il suo cuore di metallo è ormai una vecchia storia, una di quelle che si consumano tra le pareti di una casa dalle scale strette e dal pavimento scricchiolante di legno e moquette.  A Roma la quiete di una estate, il sole  che finalmente ferisce gli occhi  da troppo a lungo abituati alla notte ma che ti promette qualcosa che non ti darà. E di nuovo l'inverno che con la pioggia disegna lacrime sulla finestra e che ti accompagna in interminabili pomeriggi. Attendere a lungo l'estate, desiderarla nel fiorire della primavera. E poi arriva, calda, una lunga lingua di fuoco che ti dice tutte le cose che non vuoi,  tutte le cose che vorresti non credere, tutta la verità insomma. Ed ora non resta  che tracciare un nuovo percorso, spostare con le mani nude gli ultimi ostacoli emotivi e fare un salto nel vuoto. Lenire il corpo bruciato con le foglie umide dell'autunno. Se non avessi paura vorrebbe dire aver scelto con superficialità ed approssimazione ma non è così. In tutto questo c'è solo l'incoscienza del credere che a qualcuno mancherò. Ora so molte cose, le ho acquisite mio malgrado. La consapevolezza non ha nulla  a che spartire con la felicità. 
Porto con me solo l'essenziale. Non lascerò briciole di pane per chi vorrà seguirmi ma le persone importanti sapranno sempre dove trovarmi.
La lontananza, quella fatta di chilometri, di miglia, quella che separa il mare dai monti, i ghiacciai dai deserti non è mai esistita. La distanza, quella si che esiste, incolmabile, irrimediabile. 
Amaro disincanto.




Thursday, August 13, 2009

Quando il vento tornò a parlare


Ricordo bene il lieve sussurro del vento, passò sfiorandomi i capelli in un giorno d'Aprile. Immobile, soffocante ed umida l'aria di una notte d'Agosto che per nulla ricorda il respiro sottile di una giornata di primavera. E' il tempo che passa, che scivola fra le mani, che muta gli animi e gli umori e che ci condanna ad una infelicità profonda fatta di arrivederci incerti che in tutto rassomigliano a degli addii.
Potrei guardare il cielo, perché è la stagione delle stelle cadenti, perché potrei ancora sperare di aggrappare ad una di esse una speranza. Ma così  brevemente vivono le speranze legate alle comete, nel baleno intermittente di una frazione di secondo e nulla più. Tutto quello che so è che avrei desiderato restituirti la felicità che non possiedi, che avrei voluto essere la cura dei tuoi mali, che avrei voluto narcotizzare le tue notti insonni, placare le tue ansie, guarire la tua anima da quello stato incerto che dici di possedere. Ma sfortunatamente l'amore non è mai stata una risposta. Il bene che proviamo per le persone non guarisce una delle loro ferite, ne asciuga le loro lacrime. Desiderare di essere toccati, guariti, alleviati è una condizione necessaria a rimuovere quella naturale impermeabilità che possediamo. Non preoccuparti per me, io starò bene perché ho ancora il ricordo di quel soffio di vento nel cuore e sulle labbra. Quando l'insopportabile consapevolezza di una terribile perdita passerà e ritroverai tutto quello che ora senti svanito allora forse ti concederai di pensarmi. Tutto sarà passato ed io non ci sarò più. Ma sarà in quel momento che io ti regalerò la mia lezione più preziosa  e ti ricorderò che a volte  perdendo un treno, ci si accorge di essersi fermarti in posti inaspettatamente belli.

Thursday, August 06, 2009

Pensieri arsi al sole

È una questione di principio, una scelta di coerenza.

E a dire il vero, odio sia i princìpi che la coerenza, indistintamente, anche quelli degli altri.

Le persone inflessibili mi sono sempre sembrate incapaci di valutare la flessibilità e la variabilità della logica. Tuttavia di fronte alle posizioni  altrui è necessario fare anche la propria scelta. Farla in modo chiaro, eliminando qualsiasi ambiguità. Non capisco  da cosa scaturiscano i princìpi degli altri, delle volte, a formularli sono le stesse persone che mi hanno attratto per la loro capacità di saper sovvertire delle regole, che sembravano completamente prive di una ipocrita morale. So bene però da cosa scaturiscono i miei di princìpi. Lungi dall'essere una semplice presa di posizione, sento di dovermi tutelare quando ho concesso a qualcuno di entrare in uno spazio emotivo riservato, ed  improvvisamente questo spazio viene violato da un gesto inaspettato. 
Non mi piace che si giochi slealmente con le mie concessioni e le mie disponibilità. Delle volte questo comportamento viene interpretato come una chiusura, e nonostante non possa affermare che non lo sia, dirò che il più delle volte, non lo è totalmente.
Ed ecco perché odio i principi:  Perché per quanto nobili, ragionati e perseguiti evocano in me l'idea di aver innalzato un muro fra me e gli altri. Mi dispiace dover ammettere che anche in questa occasione è così. Preferisco fare una scelta apparentemente drastica che fingermi consenziente ad una che non mi appartiene. Non posso permettermi di mancare a me stessa, questa è l'unica cosa che alla lunga comprometterebbe la mia felicità in modo irreversibile. Forse queste spiegazioni non erano necessarie, ma non do mai per scontato nulla, nemmeno l'ovvio. Andarmene è la sola scelta che mi rimane, lo scacco matto prima di dichiarare la partita chiusa.

P.s. Assicurarmi le gambe?