Saturday, August 01, 2009

Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto


Oggi ho ricevuto una lettera. Poche righe scritte su un rettangolo di carta. Fosse accaduto ieri forse non avrebbe avuto la stessa importanza, lo stesso spessore. Ma il fatto che sia accaduto oggi è come sale su una ferita.
Anche Lui, proprio oggi, per la prima volta da mesi ha squarciato un muro di silenzi fatti di cortesie reciproche e nulla più. Tutto questo è accaduto oggi, nelle poche ore che precedono la quiete di una serata estiva. Ore che poco prima erano state consumate da una conversazione  che chiude ogni cosa. Un sapore amaro tra le labbra, un veleno somministrato da giorni in generose cucchiaiate addolcite dallo zucchero di belle parole, di cui ho deciso di non nutrirmi più.
Non sono fatalista e neppure credo nel destino ma questa sequenza ravvicinata di eventi sembra avere il sapore di una lezione impartita.
Soluzione:
Fare tabula rasa di tutto. Dimenticare ogni cosa. Ricominciare  da capo. Imporsi una logica razionale ferrea, dove la risposta alla domanda  risiede solo nella semplicità. Ricordarsi sempre che tra A e B passa una ed una sola retta. Se vogliono farti credere che esistono realtà più complesse stanno mentendo. Il dolore è sempre disarmante nella sua semplicità e la semplicità è la caratteristica che lo rende insopportabile perché ci piacerebbe credere che le ragioni del male risiedano in spiegazioni più complesse, più profonde, archetipe. Ma il il dolore è tutto lì nella superficie devastante di una rivelazione semplice. 
Ultimamente mi scopro incapace di comunicare con le parole, sono diventate uno strumento scomodo, soggette a fraintendimenti, troppo polisemiche. Niente parole quindi. Ma credo che il mittente della mia lettera non sia rimasto privo di risposta.
Ed ora con il veleno ancora nello stomaco, penso a domani e a quella felicità che sembra fatta di carta e nulla più.

1 comment:

gugu said...

in effetti dopo le spiegazioni è più chiaro...