Tuesday, October 06, 2009

Suerte


Il mio viaggio è iniziato a Matarò, una piccola cittadina spagnola a circa trentacinque chilometri dalla mia destinazione. Juan Carlos, il produttore di vino argentino ci aveva tenuto così tanto affinché accettasi quel passaggio che non avevo potuto sottrarmi. Desiderava che conoscessi il suo amico fotografo che era venuto a prenderlo per portarlo in città. Ma poi in preda ad un entusiasmo generale, il fotografo ed i figli di Juan avevano deciso di fermarsi nella piccola cittadina della costa, in fondo erano le tre del pomeriggio ed era ora di pranzare. Dal finestrino della corriera ho visto scorrere davanti ai miei occhi una vasta pianura giallastra con macchie di vegetazione sparse, le case sbiadite dal sole di una estate di fuoco e grossi impianti industriali erosi dal sale. Avevo voglia di arrivare a destinazione di smettere di trascinare quella valigia che mi sbatteva sulle gambe e che avrebbe lasciato i segni per giorni, togliere dalle spalle lo zaino con le mie macchine fotografiche e possibilmente tutte quelle sensazioni di tempi andati, di storie consumate. Eccola maestosa adagiarsi sul mare. Una rete fitta di strade parallele, simmetriche che confluiscono  nei ventri ampi delle piazze.  Nei vicoli stretti e lunghi di alti palazzi panni stesi ad asciugare, pareti umide, pavimenti lastricati. L'odore del mare, il sapore del sale che penetra su nelle narici ed esplode nei polmoni. Tutto ricomincia da qui. In questo appartamento al secondo piano a cui ci si arriva percorrendo delle rampe di scale con delle finestre strette e lunghe dal quale non entra  neppure un raggio di sole. Un rassicurante utero buio. Se penso al passato trovo strano sapermi qui. Mi sento bene,  di una felicità placida, serena. Una felicità che cura nel profondo, che ristabilisce l'ordine delle cose. È meraviglioso scoprire di non avere più nulla da perdere.

Friday, October 02, 2009

La verità negli occhi


Ho viaggiato verso Nord. 

Il mio ultimo viaggio italiano prima della dipartita. 


Ho consumato la nostra ultima conversazione seduta ad un tavolino di un bar. Mentre parlava mi sono accorta di quella piccola macchia scura accanto all’iride del suo occhio sinistro. Una piccola macchia in così tanta limpidezza. Dettagli eloquenti. Non lo cercherò mai più.  Non lo cercherò perché mai più seguirò i passi di chi non ha voglia di una mia significativa presenza nella sua vita. Una eccezione fatta per lui e per lui soltanto svanita al cenno del suo ulteriore rifiuto. 

Alle prime luci del mattino ho preso la testa fra le mani, ho stretto forte le spalle, mi sono raggomitolata sullo stomaco. Continuo a credere che la mancanza generi sempre sottrazioni reciproche. Mentre tutto andava alla deriva ed io annegavo naufragando, ho sentito le mani del mio amico scivolarmi tra i capelli ed accarezzarmi le guance. Siamo rimasti così abbracciati e muti. Il dolore ha degli abissi così profondi da non riuscire a vederne la fine. 

Ho percorso la costa di levante ed ho osservato la gente ritmare la propria vita allo scandirsi alterno di un semaforo. Mi sono ubriacata di sole e di vento salmastro eppure avrei voluto essere altrove, possibilmente lontano.

La consapevolezza psicologica di una vicinanza fisica ci costringe ad essere maggiormente determinati negli intenti. Cedere significherebbe costringersi ad una agonia insopportabile. Durante la mia ultima sera, parole silenziose hanno navigato negli sguardi di rapporti consolidati, di rapporti recuperati. C’erano tutti gli sguardi che avrei voluto tranne i suoi ma non c’era da stupirsi per chi aveva già post posto un incontro privilegiando le incombenze di un insignificante quotidiano. Piccoli dettagli che passano silenziosi e che si rivelano solo in considerazioni successive. Sono finiti i tempi dove si consumavano miglia anche solo per uno sguardo. La verità è negli occhi.


Questa storia ha tutto il sapore di una disfatta. 


L’esilio non è mai stato come in questo momento, una scelta più dolce. Le persone che mi vorranno sapranno dove cercarmi e mi troveranno sempre nei loro pensieri. Guarirò. Tutte le ferite si rimargineranno. 

Tornerò e splenderò di una bellezza rara

Sunday, September 06, 2009

When September ends


Ho acquistato un  biglietto di sola andata per la Spagna. Quando Settembre conterà i suoi ultimi giorni io preparerò la mia valigia e me ne andrò.
Di fronte a delle scelte di questo tipo non ci sono mai delle consolidate ragioni per cui andare ma ce ne sono delle ottime per non restare e questo è quello che basta.
Questo protratto soggiorno romano, questa estate calda che si è consumata lenta, che ha arso al sole molte delle mie convinzioni, lascerà un segno profondo in me. 
Londra con  il suo cielo plumbeo, con il suo cuore di metallo è ormai una vecchia storia, una di quelle che si consumano tra le pareti di una casa dalle scale strette e dal pavimento scricchiolante di legno e moquette.  A Roma la quiete di una estate, il sole  che finalmente ferisce gli occhi  da troppo a lungo abituati alla notte ma che ti promette qualcosa che non ti darà. E di nuovo l'inverno che con la pioggia disegna lacrime sulla finestra e che ti accompagna in interminabili pomeriggi. Attendere a lungo l'estate, desiderarla nel fiorire della primavera. E poi arriva, calda, una lunga lingua di fuoco che ti dice tutte le cose che non vuoi,  tutte le cose che vorresti non credere, tutta la verità insomma. Ed ora non resta  che tracciare un nuovo percorso, spostare con le mani nude gli ultimi ostacoli emotivi e fare un salto nel vuoto. Lenire il corpo bruciato con le foglie umide dell'autunno. Se non avessi paura vorrebbe dire aver scelto con superficialità ed approssimazione ma non è così. In tutto questo c'è solo l'incoscienza del credere che a qualcuno mancherò. Ora so molte cose, le ho acquisite mio malgrado. La consapevolezza non ha nulla  a che spartire con la felicità. 
Porto con me solo l'essenziale. Non lascerò briciole di pane per chi vorrà seguirmi ma le persone importanti sapranno sempre dove trovarmi.
La lontananza, quella fatta di chilometri, di miglia, quella che separa il mare dai monti, i ghiacciai dai deserti non è mai esistita. La distanza, quella si che esiste, incolmabile, irrimediabile. 
Amaro disincanto.




Thursday, August 13, 2009

Quando il vento tornò a parlare


Ricordo bene il lieve sussurro del vento, passò sfiorandomi i capelli in un giorno d'Aprile. Immobile, soffocante ed umida l'aria di una notte d'Agosto che per nulla ricorda il respiro sottile di una giornata di primavera. E' il tempo che passa, che scivola fra le mani, che muta gli animi e gli umori e che ci condanna ad una infelicità profonda fatta di arrivederci incerti che in tutto rassomigliano a degli addii.
Potrei guardare il cielo, perché è la stagione delle stelle cadenti, perché potrei ancora sperare di aggrappare ad una di esse una speranza. Ma così  brevemente vivono le speranze legate alle comete, nel baleno intermittente di una frazione di secondo e nulla più. Tutto quello che so è che avrei desiderato restituirti la felicità che non possiedi, che avrei voluto essere la cura dei tuoi mali, che avrei voluto narcotizzare le tue notti insonni, placare le tue ansie, guarire la tua anima da quello stato incerto che dici di possedere. Ma sfortunatamente l'amore non è mai stata una risposta. Il bene che proviamo per le persone non guarisce una delle loro ferite, ne asciuga le loro lacrime. Desiderare di essere toccati, guariti, alleviati è una condizione necessaria a rimuovere quella naturale impermeabilità che possediamo. Non preoccuparti per me, io starò bene perché ho ancora il ricordo di quel soffio di vento nel cuore e sulle labbra. Quando l'insopportabile consapevolezza di una terribile perdita passerà e ritroverai tutto quello che ora senti svanito allora forse ti concederai di pensarmi. Tutto sarà passato ed io non ci sarò più. Ma sarà in quel momento che io ti regalerò la mia lezione più preziosa  e ti ricorderò che a volte  perdendo un treno, ci si accorge di essersi fermarti in posti inaspettatamente belli.

Thursday, August 06, 2009

Pensieri arsi al sole

È una questione di principio, una scelta di coerenza.

E a dire il vero, odio sia i princìpi che la coerenza, indistintamente, anche quelli degli altri.

Le persone inflessibili mi sono sempre sembrate incapaci di valutare la flessibilità e la variabilità della logica. Tuttavia di fronte alle posizioni  altrui è necessario fare anche la propria scelta. Farla in modo chiaro, eliminando qualsiasi ambiguità. Non capisco  da cosa scaturiscano i princìpi degli altri, delle volte, a formularli sono le stesse persone che mi hanno attratto per la loro capacità di saper sovvertire delle regole, che sembravano completamente prive di una ipocrita morale. So bene però da cosa scaturiscono i miei di princìpi. Lungi dall'essere una semplice presa di posizione, sento di dovermi tutelare quando ho concesso a qualcuno di entrare in uno spazio emotivo riservato, ed  improvvisamente questo spazio viene violato da un gesto inaspettato. 
Non mi piace che si giochi slealmente con le mie concessioni e le mie disponibilità. Delle volte questo comportamento viene interpretato come una chiusura, e nonostante non possa affermare che non lo sia, dirò che il più delle volte, non lo è totalmente.
Ed ecco perché odio i principi:  Perché per quanto nobili, ragionati e perseguiti evocano in me l'idea di aver innalzato un muro fra me e gli altri. Mi dispiace dover ammettere che anche in questa occasione è così. Preferisco fare una scelta apparentemente drastica che fingermi consenziente ad una che non mi appartiene. Non posso permettermi di mancare a me stessa, questa è l'unica cosa che alla lunga comprometterebbe la mia felicità in modo irreversibile. Forse queste spiegazioni non erano necessarie, ma non do mai per scontato nulla, nemmeno l'ovvio. Andarmene è la sola scelta che mi rimane, lo scacco matto prima di dichiarare la partita chiusa.

P.s. Assicurarmi le gambe?

Saturday, August 01, 2009

Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto


Oggi ho ricevuto una lettera. Poche righe scritte su un rettangolo di carta. Fosse accaduto ieri forse non avrebbe avuto la stessa importanza, lo stesso spessore. Ma il fatto che sia accaduto oggi è come sale su una ferita.
Anche Lui, proprio oggi, per la prima volta da mesi ha squarciato un muro di silenzi fatti di cortesie reciproche e nulla più. Tutto questo è accaduto oggi, nelle poche ore che precedono la quiete di una serata estiva. Ore che poco prima erano state consumate da una conversazione  che chiude ogni cosa. Un sapore amaro tra le labbra, un veleno somministrato da giorni in generose cucchiaiate addolcite dallo zucchero di belle parole, di cui ho deciso di non nutrirmi più.
Non sono fatalista e neppure credo nel destino ma questa sequenza ravvicinata di eventi sembra avere il sapore di una lezione impartita.
Soluzione:
Fare tabula rasa di tutto. Dimenticare ogni cosa. Ricominciare  da capo. Imporsi una logica razionale ferrea, dove la risposta alla domanda  risiede solo nella semplicità. Ricordarsi sempre che tra A e B passa una ed una sola retta. Se vogliono farti credere che esistono realtà più complesse stanno mentendo. Il dolore è sempre disarmante nella sua semplicità e la semplicità è la caratteristica che lo rende insopportabile perché ci piacerebbe credere che le ragioni del male risiedano in spiegazioni più complesse, più profonde, archetipe. Ma il il dolore è tutto lì nella superficie devastante di una rivelazione semplice. 
Ultimamente mi scopro incapace di comunicare con le parole, sono diventate uno strumento scomodo, soggette a fraintendimenti, troppo polisemiche. Niente parole quindi. Ma credo che il mittente della mia lettera non sia rimasto privo di risposta.
Ed ora con il veleno ancora nello stomaco, penso a domani e a quella felicità che sembra fatta di carta e nulla più.

Thursday, July 23, 2009

Mi preferisco freddamente felice


Tutto mi è chiaro adesso. Limpido, trasparente, crudo nella sua essenzialità, ma questo per ora è secondario. La consapevolezza non mi rende più felice ma mi restituisce qualcosa che era andato perduto, qualcosa che era stato omesso. E' stata una notte lunghissima ed io non volevo altro che finisse, che il giorno inghiottisse vorace la notte, che la bruciasse con il calore di un altra giornata di Luglio.

Seduta sul balcone ho aspettato le prime luci dell'alba, ho visto un uomo attraversare la strada, Il primo tram del mattino passare rumoroso sulle rotaie, la prima serranda sollevarsi. E' così bello e rassicurante  contemplare quello che è consumato  dalla  quotidianità quando si è persa ogni certezza.

Baciata dal vento, ho percepito il primo respiro del giorno. 

Ieri mi sono laureata. Ho preso il massimo dei voti perché non so fare le cose con approssimazione. Essere qualunque mi è sempre sembrato un peccato mortale. Ed ora mi sento svuotata. Se un obiettivo è caduto, tramortito dal proiettile della mia determinazione, ora mi tocca riprendere la mira, riposizionare le intenzioni, tirare su le braccia e sparare ancora. Tutto mi sembra crudelmente violento e non vedo realizzazioni possibili  senza il sacrificio della carne, del corpo.

La costante dedizione che ho riservato al mio impegno mi ha fuorviata, mi ha impedito di vedere quel qualcosa in più  che sempre si nasconde nel dettaglio. E questa improvvisa presa di coscienza delle cose e delle situazioni mi ha colpito nella mia vulnerabilità. Mi pento di essermi permessa questa fragilità. 

Mi preferisco freddamente felice. 

Le mille valide ragioni che potrò ricevere non cambieranno la natura di un rifiuto.

Voglio stemperare ogni emozione con quella fredda ragione che come si dice, non ha mai asciugato una lacrima. 

Trovare motivi, giustificazioni, alibi poi andare avanti e fare finta di niente fino a che l’indifferenza apparente sia sostituita da quella reale. 





Thursday, April 02, 2009

La bellezza salverà il mondo



Ora sono felice. Ora. Adesso, in questo preciso momento. Domani non so ma domani non conta. Questa serenità sottile, questa felicità troppo a lungo sopita è qui. Non voglio perderne neppure un secondo. E' palpabile come fosse materia. Questa vita romana mi ha tenuta lontana dai set, dai castings, dai colpi di spazzola, dall'occhio critico di Dean. Mi ha rapita dalle strade di Londra, dal vento freddo che soffia sul Tamigi, per catapultarmi nel sole tiepido di questa primavera italiana. Scorre lento il Tevere, non è impetuoso come il fiume di gente della mia Londra. Tra le rovine, tra le vestigia del passato, tra ciò che è logoro, consumato dal tempo, ho potuto nascondermi, guarirmi. Con le macerie ho ricostruito questo equilibrio, l'ho ponderato, cercato, voluto. Ed ora eccola flebile, sottile, fugace, fa tendere un arco sulla mia bocca, fa brillare appena i miei occhi. E' solo un lampo che balena per un istante nello sguardo. Vedi, sono a casa eppure non sono ancora arrivata. Ora che ho disfatto le valigge posso finalmente ripartire. Posso pensare ad un altro viaggio perché qui ho abbandonato ogni cosa. Ho incominciato un nuovo percorso. La mia passione per la fotografia mi sta portando su lidi inaspettati. Catturo immagini, spesso, frequentemente, se non con la mia macchina fotografica lo faccio con i miei occhi, imprigiono tutto nella memoria, trasformo ogni cosa in icone che possano rimanere eterne, che siano adesso e per sempre. Voglio fotografare ogni cosa e trasformarla in bellezza, perché come dice Dostoevskij la bellezza salverà il mondo. Se salverà il mondo salverà anche me da questa mia ostinata misantropia, da questa profonda sfiducia, da questo senso irrecuperabile di solitudine intellettuale. Sento un'urgenza, una esigenza creativa, delle volte non voglio fotografare, devo fotografare. Guardo con stranezza questo dinamico volteggio che mi ha fatto scivolare dietro le quinte e che paradossalmente mi tiene ancora sulla scena. Voglio riempirmi gli occhi di tante nuove cose, voglio viaggiare e ricominciare ancora. Forse tornerò a Londra o forse un altro luogo diverrà casa mia. E' bello sapere di poter lasciare questo luogo portando con me tutto quello di cui ho bisogno.

Thursday, February 26, 2009

A broken doll never cry

Impopolare. Io sono impopolare. Non ricordo bene cosa debba aver alimentato questa considerazione di me che pure deve essere stata latente, sopita dalle cortesie apparenti delle circostanze. La verità è che io sono scomoda. Credo sia difficile dover rimettere in discussione tutti quei luoghi comuni che così comodamente avevano giustificato insopportabili mancanze estetiche e che ancor di più, hanno mostrato in modo incontrovertibile, incolmabili fragilità  intellettuali. E' meglio credere che io non esista, che io sia una invenzione di una mente avvelenata dalla gelosia e dall'invidia. Bisogna creare un pretesto, uno qualsiasi, che finga indignazione e che possa allontanarmi senza diritto di replica. Mai parlare con me, mai cadere nell'errore di cedere alla seduzione delle mie parole, potrebbero essere così dolcemente convincenti, trarrebbero sugli scogli della incertezza anche le opinioni dei più esperti marinai dell'eloquenza. Quello che non possono accettare è che una bambola possa parlare, che quello che possa dire si riveli addirittura interessante è decisamente troppo, se quello che dice è poi scomodo ed irriverente è assolutamente inaccettabile. Una bambola non dovrebbe parlare. Questo è mostruoso. Questo sovverte l'ordine delle cose. Dunque la soluzione è presa, facciamo finta che non esista e non esisterà. Rompere la bambola, spezzarla a metà. Qualcuno avrebbe dovuto dire loro che non basta chiudere gli occhi perché una realtà incomoda smetta di esistere. Forse potranno eludere la loro banalità per un pò, circondarsi di mediocrità che li faccia sentire nel salotto comodo delle propie superficialità. La verità è che una bambola rotta non piange mai.

Thursday, February 05, 2009

Leaving Caledonian


                            " Ma tu che vai, ma tu rimani
                               vedrai la neve se andrà domani
                               rifioriranno le gioie passate
                               col vento caldo di un altra estate"

Un  cielo grigio, compatto. Un cielo triste che piange lacrime fredde divenute compatte come cristalli. Gli alberi spogli ai lati di una strada colma di neve, una neve fresca, soffice, che si è poggiata lenta e costante per tutta la notte. Una neve pura che promette invano di conservare le impronte del mio passaggio. Porto via tutto con me, custodisco tutti gli oggetti come se potessero conservare per me ogni memoria, come se potessero parlarmi invece di rimanere muti ed immobili. Ma non c'è tempo per guardarsi intorno, per accorgersi che sotto la neve tutto è rimasto uguale e che il percorso che hai fatto mille volte  è ancora lì sotto le suole delle tue scarpe e che presto abbandonerai per altre strade, per altre cose. 

                                        " Anche la luce sembra morire
                                           nell'ombra incerta di un divenire
                                           dove anche l'alba diventa sera
                                           e i volti sembrano teschi di cera"

Ci sono molti chilometri da percorrere, e mentre vai ti lasci alle spalle una Londra di ghiaccio. Abbandoni la costa e se ti guardi indietro vedi solo le bianche scogliere di Dover che sembrano volerti afferrare, che ti chiedono di non partire, di ripensarci. Ma tutto è ormai irrevocabile e vieni inghiottito da strade che paiono un mare d'asfalto. Le navighi veloce e scompaiono nel nulla dopo il tuo passaggio. Tutto è così ostile e pensi solo a casa, al voler tornare in fretta e ti chiedi se casa non sia nella direzione opposta. La notte buia è ovunque ed  ricordi ormai sono diventati un labirinto dal quale uscirai a fatica. 

                                          "Ma tu che vai, ma tu rimani
                                            anche la neve morirà domani
                                            l'amore ancora ci passerà vicino
                                            nella stagione del biancospino"

Ci sono delle esperienze che vanno vissute nel silenzio perché ogni parola spezza la sacralità che le circonda. Tutto quello che vuoi sono delle braccia che ti cullino mentre consumi le ultime lacrime che sprecherai  per questo addio. Ma non ci sono braccia, e non c'è pietà per chi paga lo scotto delle propie azioni. Ma poco importa perché io custodirò tutto con me, stringerò forte ogni fatica conquistata, accarezzerò ogni ferita, rinnoverò ogni promessa e rivivrò ogni sorriso nel tempo infinito della mia memoria.

                                           "La terra stanca sotto la neve
                                             dorme il silenzio di un sonno greve
                                             l'inverno raccoglie la sua fatica
                                             di mille secoli, da un alba antica."

Un lungo viaggio per espiare le propie colpe, per sentire di aver pagato il propio debito. Ora mi lascerò così per un pò, trasportata dai ricordi, soffocata dall'amarezza della perdita, mentre ricorderò di quel raggio di sole che un giorno filtrò da quella finestra che dava sui cortile ed i tetti di Caledonian road.

N.d.a. le parole tra le virgolette sono tratte dalla canzone di De Andrè, L'inverno .    
So bene che avrei potuto scegliere una foto migliore, ma questa foto ha per me un significato speciale.                                



      

Tuesday, December 02, 2008

Note sparse su quaderni senza musica


" Lui era il mio Nord, il mio Sud , il mio Est ed il mio Ovest, la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica, Il mio mezzodì, la mia mezzanotte, la mia lingua, il mio canto; pensavo che l'amore fosse eterno: avevo torto." W. H. Auden
Rispolvero le cose intorno, si alza una leggera impercettibile polvere di passato. Tra le cose ormai mute trovo un piccolo quaderno, ha le pagine bianche a righe. Sono passati otto anni, così scrivevo :

"Come un fantasma dai passi leggeri, sfiorando le cose a me care e dileguandoti tra i ricordi sei scomparso. Non più nulla di te se non che una vaga presenza, il presagio di qualcosa che è stato, il presentimento di qualcosa che forse non sarà più. Le lacrime che tante volte hanno inondato queste valli e questi meandri, si sono asciugate ed ora non resta tutto intorno che terra arsa.

Dipingo l'immagine di te , come di un cavaliere munito di una lancia di silenzi che abbandona il campo di battaglia per una causa che non vuole più sposare.

Il fuoco sembra essersi spento ed ora non rimane che cerulea, soffocante cenere.

La notte scende sulle cose coprendo la bruttura di ciò che si vede ed i giorni si susseguono in un girotondo frenetico senza dare adito ad un accenno di solare tramonto.

Poi si percepisce un grido, un solo ma prolungato grido straziante; tutto freme, palpita per un secondo poi di nuovo silenzio. E' l'Amore che muore, disteso sulle lenzuola sporche del suo sudario."

Ore, giorni, anni sono passati. Tutto mi ha separata da quel momento e tutto mi ci riporta. L'unica profonda consapevolezza è la fine delle cose, il loro mutare inaspettato.






Wednesday, October 22, 2008

Parlando con Ambrosia



Grazie per essere passata di qui, nessuna presenza mi è mai sembrata inutile. La tua è stata molto gradita. Ritrovandoti ricordo molte cose di me. E se ora mi guardi e ti sembra quasi di non conoscermi è perchè mutare, cambiare d'abito è sempre stata una mia prerogativa, eppure nulla viene perduto, qualcosa sempre rimane di ciò che è stato, conservato intrinsecamente in una forma nuova. Mi dispiace tu abbia rinunciato ai tuoi sogni poichè non saprei immaginare la mia vita senza. Mi dispiace che tu debba esserti spogliata dei tuoi abiti per vestire quelli che altri credono essere più consoni a te poichè non potrei rinuciare a vestire gli abiti di idee e pensieri che ho arduamente tessuto. Il mio è un percorso ancora lungo, è una strada poco lastricata e decisamente in salita eppure amo ogni giorno della mia vita. Ma è percorrendo le strade dell'incertezza che mi sono accorta che la felicità risiede nei posti che meno ci saremmo aspettati. Mi rammarico di scoprire che Goethe aveva ragione nel dire che raramente gli uomini compiono quei prodigi ai quali credono di essere destinati. Forse ti aspettavi altro dalla tua vita, ma non dire di esserti persa, non dire che non rimane nulla di te, noi sopravviaviamo anche nei nostri sogni irrealizzati, nei sorrisi mancati, nelle lacrime versate. Raccogliamo la nostra eredità anche nei gesti non compiuti, nelle cose che non abbiamo fatto, ci definiamo anche nella sottrazione. E' effimera mia cara Ambrosia, quella felicità facilmente conquistata, quella fatta di gesti eccezionali e sporadici, molto più persistente, dal sapore di gran lunga più delizioso è quella che si costruisce nell'aridità di un quotidiano che sembra pagarci sempre troppo poco. Avere altri due occhi da guardare è un tesoro al quale non tutti possono ambire. Ambrosia, se anche tutto quello che avresti voluto avere si fosse rivelato un castello di sabbia, sappi che ci vuole maestria, impegno, dedizione, amore per tenere su insieme una materia, come la sabbia o i sogni, che per sua natura si disfano al vento e alla pioggia delle intemperie della vita e delle emozioni. Forse percorreremo un altro tratto di strada insieme o forse ci perderemo ancora il bello è che non c'è dato di saperlo. Le cose meravigliose sono sempre inaspettate.

Sunday, October 12, 2008

Avrebbe dovuto essere l'arcobaleno


Avrebbe dovuto essere l'arcobaleno con i suoi sette colori: il rosso scarlatto, l'arancio caldo, il giallo brillante,il verde viridian, l'azzurro profondo, le sfumature di indaco e il violetto intenso ma è arrivata la tempesta che ha sepolto lo spettro di luce in coltri pesanti di nuvole scure. Niente refrazione, niente dispersione di luce contro le pareti di quelle gocce d'acqua sottili come fili di seta. Troppo pesante questa inaspettata pioggia, questo diluvio dell'anima. Ero partita per restare solo un pò, prendere aria, quell'aria fresca e buona che precede una pioggia estiva, quell'aria che sa di terra. Ma le cose sono andate per le lunghe e sono rimasta legata in fili elastici di pensieri, di decisioni ormai irrimediabili, di considerazioni inequivocabili. Londra dovrà aspettare ancora un pò, e questo soggiorno romano diventa meno gradito.Tutte le persone che pensavo rendessero questo un posto speciale sono inutili e vuote , sono superficiali difronte alle mie fragilità.Non provo tristezza ma solo rabbia e disprezzo. Nel frattempo è stato il giorno del mio compleanno. Credo di essere stata felice. Un giorno forse. Però dopo ho continuato a pensare e a vedere le cose come illuminate dalla luce verdastra di una lampada alogena. Passo lunghe notti sprofondata in pensieri inaccessibili a chiunque e non credo di aver mai sperimentato tanta solitudine. Ci sono dei posti dove siamo irraggiungibili, a volte anche da noi stessi. Vorrei solo silenzio. Mio Capitano mi dispiace averti dissertato.

Sunday, August 31, 2008

Rosso scarlatto


Tinte forti, striature rosse che squarciano il cielo come ferite da taglio.

Questo è il tempo del rosso scarlatto.

Duplice è la natura del rosso che tinge caldo, che macchia indelebile, che è passione e sangue rappreso.

Sporche di rosso sono state queste giornate.
Nel silenzio le ho sentite passare, giornate dal profumo di rosa, giornate dall' odore del ferro. Tutto è stato così inatteso. E' bello lasciarsi sorprendere anche quando la sorpresa non è detto che sia gradita.

Sono stata sottovalutata.

E' chiaro che qualcuno ha creduto ingenuamente di valutarmi per le apparenze. Che donna frivola posso sembrare nel mio vestito rosso, con le mie unghie laccate , con le mie labbra lucide a specchio, con miei tacchi alti e quell'andatura ondeggiante per coloro che non sanno capire quanto mi piaccia, quanto possa essere vantaggioso, essere sottovalutata. Sottovalutarmi li rende così vulnerabili.
Le apparenze li guidano da me come il canto ammaliatore di una sirena e quando si rendono conto di non aver ben considerato è ormai irrimediabilmente tardi.
E alla sera di questo giorno ti rendi conto che le tinte e i colori mutano ancora, incapace di afferarli, come il febbrile tentativo di un pittore en plain air, cerchi di immobilizzarli in un ricordo.
Un altro colore presto sostituirà il rosso...

Queste sono le mie cinque nomination per il blog day:
  • Dioblog Suggeriti anche l'anno scorso, gli autori di questo blog restano vincitori indiscussi anche quest'anno. E' chiaro che non farsi mai stare bene niente è una parziale risposta ad una complessa domanda. In loro riconosco la mia stessa arroganza.
  • Walk the Plank Nessuno può parlare meglio di lui che non se stesso. Queste le sue parole: "Nella mia personale passeggiata su questa striscia di legno che sovrasta un mare agitato, poche cose credo di aver capito; una su tutte, che ormai da molto mi porto dentro, è che alla fine nessuno fa ridere il buffone..."
  • BadKarma Sito ufficiale del movimento per la seconda adolescenza
  • Smokyland Dalla nebbia color antracite di una matita smoky man disegna un mondo che non avete mai visto
  • Quaderno degli appunti Perchè lui mi legge ed io vorrei ricambiare la cortesia ma nonostante ci abbia provato non ho ancora capito di cosa parli.

Sunday, July 20, 2008

Roots



Profonde, radicate come quelle di un albero secolare, un percorso dalla terra al cielo. Un labirinto sotterraneo di esperienze, di percorsi deviati, di strade perdute.
Avevo come l'impressione di aver dimenticato ma poi mi rendo conto che anche in quell'apparente incoerenza io sono sempre me stessa.
Non voglio avere bisogno degli altri anche se non voglio rinunciare alla loro presenza, non voglio accondiscendere anche se voglio essere flessibile, mi piacciono i bianchi o i neri eppure soffro all'idea di un mondo monocromo.
Radici, che si nutrono dell' humus fecondo della vita vissuta, che nutrono il fusto portante delle mie giornate e che fioriscono come floride opinioni personali, stagliandosi su un cielo incerto. Che importanza puo' avere se neppure questa sara' la loro forma ultima? Tutto cambia, muteranno di forma, talvolta di sostanza e prima o poi torneranno alla terra che le ha generate. Ripercorrerle mi ricorda chi sono, mi ricorda dove sto andando, mi ricorda perche' delle volte dico "si" con orgoglio, con speranza, con fiducia e perche' delle altre dico "no" con fermezza, con coraggio, con irremovibile forza.
Mi preparo sempre cosi' quando sto per fare un passo nuovo, mi domando chi sono e perche' sono arrivata fino a li'. Riconfermo o smentisco le mie intenzioni. Quello che sara' non e' dato sapere e tutto sommato a me sta bene cosi'.

Tuesday, July 08, 2008

Fuoco cammina con me


Ci sono delle volte, quelle stramaledettissime volte , in cui nulla va per il verso giusto, neppure il tuo solito Caramel Latte ha il gusto che dovrebbe avere, sembra inutile spiegare al ragazzo del negozio che un Caramel Latte senza il carammello e' un semplicissimo cappuccino annacquato. Ecco, proprio in una di quelle giornate, quelle giornate, dove avresti voglia di sembrare maleducato, scortese, dove non te frega un fico secco di quello che pensera' la gente quando la fulminerai con occhi avvelenati di rabbia perche' una loro busta ti ha accidentalmente urtato mentre ti passano accanto, realizzi all'improvviso, come un violento schiaffo sul volto che il momento e' quello giusto.
Respiri, respiri di nuovo, tenti invano di controllare il battito cardiaco che aumenta. Ti sembra di sentire il cuore pulsare fra le dita, nella gola, e piu' giu' ancora, nel profondo delle viscere. Ecco, e' cosi' che lo realizzi, che realizzi che e' arrivato anche per te il momento di cercare la quiete, lontano, lontano da Londra possibilmente. Cercare l'estate perche' l'estate non c'e', desiderare il sole e sentire solo umida pioggia. Andare via per un paio di mesi, fare le valigge, farle alla svelta . Quanto cara pagherai questa assenza? E' una domanda alla quale non riesci a smettere di pensare e che tuttavia non puo' impedirti di partire.Ti chiedi chi curera' il tuo giardino e non e' quello fatto di fiori, sassi e sterpi quello di cui stai parlando. Ma il dado e' tratto. La decisone e' presa. Le conseguenze si pagheranno quando arrivera' il conto al mio ritorno ma adesso voglio cibarmi di questa scelta. Fagocitare il benessere improvviso che questa soluzione mi ha provocato, trattenerlo nello stomaco senza digerirlo per un lungo tempo. Ho bisogno di ossigeno perche' e' cosi' che arde il fuoco, alimentato dall'aria. Anche il fuoco delle nostre passioni che altrimenti si estinguerebbe come un esile fiammifero. Io sono fuoco e fuoco cammina con me. Tra una manciata di settimane partiro'.

Tuesday, June 10, 2008

Quando Artemisia incontro` elDievel


Questa e' la mia versione dei fatti prima che lui possa plagiarvi, manipolarvi, strumentalizzarvi.



Potrei raccontarvi della prima impressione che ho avuto incontrandolo, materializzato, fatto forma e se io lo abbia trovato attraente o meno. Sarebbero speculazioni appropiate per una che considera le valutazioni estetiche non irrilevanti al fine di un giudizio complessivo. Inoltre perche' parlarvi di lui? Io conosco persone nuove molto spesso , alcune decisamente interessanti, eppure non mi soffermo a raccontarvi di ciascuno di loro. La ragione e' semplicissima come la maggior parte delle deduzioni piu' logiche, e risiede nell'inconsuetudine del nostro incontro. Una persona che non e' neppure una voce ma solo righe scritte, il risultato di una intermittente refrazione di luce su una superficie piatta generata da un impulso elettrico. Sosterrei tutto questo se mi soffermassi a descrivere l'effetto da un puro punto di vista retinico. Come avrete intuito mettero' da parte questo risultato. Un caso piuttosto unico, dato che io, di solito, non do molto credito a quello che la gente dice e tanto meno quello che scrive. Troppi aspiranti scrittori, intrattenitori di folle, predicatori senza sostanza. A quello che scrivono manca il peso rilevante dell'azione e manca ancora di piu', il carisma della convinzione. Bisogna essere sfrontati perche` le propie idee assumino peso e bisogna avere il coraggio di uscire dalle regole della cortesia, smettere di voler essere compiacenti a tutti i costi. Non si possono conquistare le masse se le masse sono maggioranze stupide, si possono solo deridere. Difronte ai miei occhi questo e' il fallimento delle democrazie. E' necessario allora desiderare di essere parte di una elitte esclusiva e chiusa. Ed ecco il punto: A me piacciono le persone che sanno di essere migliori degli altri. Non sto parlando di quelle che presumono di esserlo senza ragione alcuna, sto parlando di quelle persone che di fatto, per volonta' ed impegno sono migliori. Credo sia stata questa sua consapevolezza sfacciata che ha attirato la mia attenzione. Detto questo come sarebbe stato possibile sottrarsi ad un incontro vis a` vis? Tutto quello che in lui molti possono trovare detestabile io lo trovo piacevole, ed il mio gusto non e' in discussione. Se vi avra' raccontato di quanto cinica io possa essere stata, di quanto questo sia una mia caratteristica, non stupitevi, capita che le persone non riconoscano la stessa loro immagine nello specchio. Tra di noi ci sono molte piu' similitudini che divergenze, ed il nostro non piacere a tutti ci rende sfrontatamente orgogliosi. Poiche' percorriamo le stesse strade credo vivamente che ci rincontreremo...

Monday, June 02, 2008

Maschere Impure




" E' la morte , e' potenza che non concede scampo, delirio folle, irresistibile desiderio, grido lamentoso. In lei abitano ogni ardore, ogni quiete, ogni impulso violento. Scende nel profondo di chi ha respiro di vita, conosce tutte le strade. "


Sofocle






Guardami e fai silenzio. Io tolgo la maschera. Spero di mostrarti quelle lacrime che non vedi. Se stai per affogare nei miei occhi allora aggrappati al gesto di asciugarmi le lacrime e non sarai inghiottito. Questa storia si scrive sul mio viso con una lunga linea di mascara colato dagli occhi. Che sia felice o che provi rabbia questo e' l'unico inchiostro che conoscono le mie emozioni. Lo so che non si vedono ma credimi sono tagli sulla pelle, sono solchi che graffiano l'anima, sono spade che trafiggono il cuore eppure tu sai che non potrei vivere senza sentire. Che io vivo di emozioni e muoio nell'oblio di sguardi muti. Cosa si fa quando non si sa cosa fare? si aspetta immobili. Non voglio morire nell'atarassia del mio Io, quindi fammi gridare. Il mio volto e' una maschera impura, in catarsi con i sentimenti ti dira' cose vere ma parziali. Maschere impure sono le parole che vorremmo tacere ma che siamo obbligati a pronunciare. Maschere impure sono le storie marginali, i racconti dimenticati, le persone contingenti eppure sono quello che rimane quando tutto passa. Io passero`, tu mi ignorerai, io rimettero' la maschera' e camminero' oltre...










Friday, May 23, 2008

Filosofia negativa


C'e` una gran bella differenza fra mentire e dire una mezza verita`. Chi dice una mezza verita` afferma con sicurezza la propia opinione perche` non c'e` fragilita` nelle sue parole. La crepa e` nel suo tacere parziale e restera` al sicuro fino a quando rimarra` velata. Quello che dice possiede la forza di una convinzione sostenuta da una verita' ma non dalle verita` molteplici. Bisogna essere abili per costruire un discorso senza scadere nella menzogna.
Il bugiardo dice mentendo o tace completamente. Il bugiardo nasconde,omette, non elude. Non possiede la finezza intellettuale di chi dice una mezza verita'. Colui che dice una mezza verita'possiede l'amara consapevolezza che non tutto puo' essere sostenuto apertamente e tuttavia non ama sottrarsi al dovere di un giudizio. Per questo le parole che escono dalla sua bocca sono come una fotografia in negativo, tutto e' in nunce, disegnato nei contorni da sfumature di grigio eppure gia' completo, un equilibrio stabile. Sobrieta' nella forma, acutezza dell'espressione, sincerita` nel modo e diplomazia sono requisiti fondamentali affinche` il discorso non scada nella bugia spicciola. E` un esercizio di stile, saperlo fare appartiene a pochi.
Dire una mezza verita' tuttavia e' una scelta ultima che si impone quando il dado e` stato gia` tratto, quando le carte sono gia' sul tavolo ma non ci si puo' permettere di perdere la mano.
Dire una mezza verita` non e` mai una facile via di fuga che altrimenti non sarebbe diversa da una bugia. Confesso la mia propenzione alle mezze verita` tuttavia non mi sottraggo alla responsabilita' che comporta la mia ammissione.