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Tuesday, August 23, 2011

Tra le cose


Io sono tra le cose, tra le TUE cose.
Sono seduta accanto a te mentre guidi verso casa.
Sono nella musica che ascolti.

Sono in tutte le parole che pronunci perché tutte le possibili combinazioni hanno viaggiato fra noi.

Io sono il ricordo di un viaggio lontano. Io sono tra le tue lenzuola.

Io sono un tavolo per due nel ristorante che ti piace.

Il sole ti ricorda i miei capelli ed i miei capelli sono raggi di sole tra le tue mani.

Io sono il passare delle stagioni, dei giorni, degli anni.
Io sono il riflesso sulla foto che ti ritrae.

Io sono indelebile.

Io sono la presunzione di sapere che è così e tu la volontà di fingere che non lo sia.

Io sono quell'attimo di felicità, la sensazione di essere una persona migliore, io sono i profumi ed i ricordi, le esperienze ed i sogni.

Rarefatta come aria, puoi anche non percepirmi ma non puoi fare a meno di respirarmi.












Sunday, February 06, 2011

Come le foglie


Un ostinato, perpetuato silenzio. Voluto, stimato, ponderato.
Non perché non ci sia nulla da dire, perché non siano accaduti fatti rilevanti. Al contrario.
Bisogna sapere riconoscere il momento, quello in cui parlare ha un valore e quello in cui tacere ne ha uno maggiore.
Condividere i miei pensieri mi sembra delle volte una concessione di gran lunga troppo generosa anche per gli auditori più squisiti, figuriamoci gli altri.

Sai con quanto disprezzo dico "altri".

La parola è sopravvalutata.

Tuttavia ora qualcosa voglio raccontartela.
Verso la fine di Dicembre sono tornata a Londra. Un viaggio tutt'altro che programmato, l'immediatezza ha impedito alla coscienza quegli inutili riflussi di sensi di colpa. Ed è stato strano, a tratti surreale, rivedermi lì in quel aeroporto da dove sono partita mille volte tranne che l'ultima.
Metaforicamente o no una parte di me è rimasta lì, una parte di me non è mai partita.
"Lasciarci in eredità" ai posti dove siamo stati è una delle cose più malinconiche e sublimi che possano accaderci.
Mentre aspettavo il treno per arrivare in città, sono stata abbracciata da una morsa gelida di vapore e oscurità.
Ho sentito il rumore delle scale mobili stridere rumorosamente nel ventre grigio della stazione. Un ostile benvenuto, ho pensato.
Ed invece no, perché nonostante le ragioni avverse che mi ci hanno portato, mi sono resa conto di quanto quella città mi somigli. Le strade percorse mille volte, la ragnatela della metropolitana che conosci a memoria, le persone che sono sempre diverse e tutte estraneamente uguali.

Mi sono sentita più a casa che nel territorio iberico e questo mi ha fatto riflettere, molto.
Ho amato ricordarmi li, ho ricordato di essere stata felice.
Forse è tempo di rifare la valigia.

Il Natale dovrebbe avere a che fare con la nascita, con il rigenerarsi ed invece io l'ho trascorso come una decorazione sull'albero, deliziosamente addobbata in attesa d'altro. Se non ti porta regali, di sicuro ti porta grandi riflessioni sulle quali intrattenerti. Io ne ho avuta una fra tutte. D'altro canto non c'era da stupirsi, i segni si erano manifestati da tempo.
Non so spiegarlo ma non provo dolore, non provo neppure dispiacere.

Ed ora che tutto questo è passato io so che mi aspetta una grande prova. Che devo prendere delle decisioni importanti, che il tempo è arrivato ed io sono pronta.
Il vento sta cambiando, ancora.






Sunday, October 17, 2010

Un soffio leggero sullo stoppino di una candela


E' stato un giorno bellissimo. Niente che fosse in eccesso. Niente che fosse dettato da una costrizione di circostanza come in realtà avrebbe potuto essere data l'occasione. Per questo l'ho amato.

Mentre parlava, con quel suo modo colorito di raccontare una vita che in questi ultimi tempi lo ha maltrattato, mi sono ricordata della luce calda che proveniva dalla sua finestra quando abitavamo vicini.
Era un pò un rituale: io guardavo la sua luce accendersi tardi alla sera dopo una giornata di lavoro, lui guardava la mia in quella notte infinita prima di un esame. Al mattino, quando il sole schiariva la notte come una solvente goccia di limone, riguardavo la sua finestra, la sua casa ancora immersa nel sonno. Tutto come la sera precedente se solo non fosse stato per quel foglio svolazzante alla finestra, caratteri grandi e distinti : "In bocca al lupo".

Un giro di sguardi, intorno a questa tavola.

C'è anche lei.
Non riesco a ricordare perché quel giorno decidemmo di non parlarci più. Amiche. L'importanza è tutta in una parola che da sola dice tutto. Poi quel taglio netto, quella cesura forte. Un altro capitolo e un altra vita prima di rincontrarsi ancora. Di scoprire che i nostri sogni sono ancora li nel giardino delle nostre vite. Il senso profondo di una mancanza perpetuata per anni e la gioia di averla ritrovata mettendo da parte uno stupido orgoglio. Delle nostre giornate ricordo tutto. Il ricordo è il tributo ad una amicizia importante. Se però dovessi ricordarne una in particolare, racconterei di quella sera, sedute all'altalena del suo giardino, con l'odore forte dell'erba tagliata. Una sera per raccontarsi mentre il cigolio delle catene scandisce ritmico il tempo. Un cielo di città pieno di stelle, una cosa rara. La viva sensazione di essere destinate a qualcosa di importante.

E' stato un lungo viaggio per la festa del mio compleanno. Chilometri per un convivio di una sera. Loro sono il mio orgoglio, la mia consapevolezza che un'amicizia si può costruire nonostante la lontananza, che sopravvive all'equivoco e ad un omesso. E' una amicizia che ha il sapore dei mirtilli e dei lamponi appena scottati in padella e versati ancora caldi su un gelato di crema, non per la dolcezza che l'immagine potrebbe evocare ma per un gesto vero che fece sentire il mio corpo un pò meno ferito.

Un giorno tra il passato ed il presente dove tutto è significativo, anche le assenze.

Ho brindato a me, alla mia vita e alle mie scelte con quella sottile, temporanea sicurezza che qualcosa è stato fatto bene.




Thursday, April 02, 2009

La bellezza salverà il mondo



Ora sono felice. Ora. Adesso, in questo preciso momento. Domani non so ma domani non conta. Questa serenità sottile, questa felicità troppo a lungo sopita è qui. Non voglio perderne neppure un secondo. E' palpabile come fosse materia. Questa vita romana mi ha tenuta lontana dai set, dai castings, dai colpi di spazzola, dall'occhio critico di Dean. Mi ha rapita dalle strade di Londra, dal vento freddo che soffia sul Tamigi, per catapultarmi nel sole tiepido di questa primavera italiana. Scorre lento il Tevere, non è impetuoso come il fiume di gente della mia Londra. Tra le rovine, tra le vestigia del passato, tra ciò che è logoro, consumato dal tempo, ho potuto nascondermi, guarirmi. Con le macerie ho ricostruito questo equilibrio, l'ho ponderato, cercato, voluto. Ed ora eccola flebile, sottile, fugace, fa tendere un arco sulla mia bocca, fa brillare appena i miei occhi. E' solo un lampo che balena per un istante nello sguardo. Vedi, sono a casa eppure non sono ancora arrivata. Ora che ho disfatto le valigge posso finalmente ripartire. Posso pensare ad un altro viaggio perché qui ho abbandonato ogni cosa. Ho incominciato un nuovo percorso. La mia passione per la fotografia mi sta portando su lidi inaspettati. Catturo immagini, spesso, frequentemente, se non con la mia macchina fotografica lo faccio con i miei occhi, imprigiono tutto nella memoria, trasformo ogni cosa in icone che possano rimanere eterne, che siano adesso e per sempre. Voglio fotografare ogni cosa e trasformarla in bellezza, perché come dice Dostoevskij la bellezza salverà il mondo. Se salverà il mondo salverà anche me da questa mia ostinata misantropia, da questa profonda sfiducia, da questo senso irrecuperabile di solitudine intellettuale. Sento un'urgenza, una esigenza creativa, delle volte non voglio fotografare, devo fotografare. Guardo con stranezza questo dinamico volteggio che mi ha fatto scivolare dietro le quinte e che paradossalmente mi tiene ancora sulla scena. Voglio riempirmi gli occhi di tante nuove cose, voglio viaggiare e ricominciare ancora. Forse tornerò a Londra o forse un altro luogo diverrà casa mia. E' bello sapere di poter lasciare questo luogo portando con me tutto quello di cui ho bisogno.

Thursday, February 26, 2009

A broken doll never cry

Impopolare. Io sono impopolare. Non ricordo bene cosa debba aver alimentato questa considerazione di me che pure deve essere stata latente, sopita dalle cortesie apparenti delle circostanze. La verità è che io sono scomoda. Credo sia difficile dover rimettere in discussione tutti quei luoghi comuni che così comodamente avevano giustificato insopportabili mancanze estetiche e che ancor di più, hanno mostrato in modo incontrovertibile, incolmabili fragilità  intellettuali. E' meglio credere che io non esista, che io sia una invenzione di una mente avvelenata dalla gelosia e dall'invidia. Bisogna creare un pretesto, uno qualsiasi, che finga indignazione e che possa allontanarmi senza diritto di replica. Mai parlare con me, mai cadere nell'errore di cedere alla seduzione delle mie parole, potrebbero essere così dolcemente convincenti, trarrebbero sugli scogli della incertezza anche le opinioni dei più esperti marinai dell'eloquenza. Quello che non possono accettare è che una bambola possa parlare, che quello che possa dire si riveli addirittura interessante è decisamente troppo, se quello che dice è poi scomodo ed irriverente è assolutamente inaccettabile. Una bambola non dovrebbe parlare. Questo è mostruoso. Questo sovverte l'ordine delle cose. Dunque la soluzione è presa, facciamo finta che non esista e non esisterà. Rompere la bambola, spezzarla a metà. Qualcuno avrebbe dovuto dire loro che non basta chiudere gli occhi perché una realtà incomoda smetta di esistere. Forse potranno eludere la loro banalità per un pò, circondarsi di mediocrità che li faccia sentire nel salotto comodo delle propie superficialità. La verità è che una bambola rotta non piange mai.

Tuesday, December 02, 2008

Note sparse su quaderni senza musica


" Lui era il mio Nord, il mio Sud , il mio Est ed il mio Ovest, la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica, Il mio mezzodì, la mia mezzanotte, la mia lingua, il mio canto; pensavo che l'amore fosse eterno: avevo torto." W. H. Auden
Rispolvero le cose intorno, si alza una leggera impercettibile polvere di passato. Tra le cose ormai mute trovo un piccolo quaderno, ha le pagine bianche a righe. Sono passati otto anni, così scrivevo :

"Come un fantasma dai passi leggeri, sfiorando le cose a me care e dileguandoti tra i ricordi sei scomparso. Non più nulla di te se non che una vaga presenza, il presagio di qualcosa che è stato, il presentimento di qualcosa che forse non sarà più. Le lacrime che tante volte hanno inondato queste valli e questi meandri, si sono asciugate ed ora non resta tutto intorno che terra arsa.

Dipingo l'immagine di te , come di un cavaliere munito di una lancia di silenzi che abbandona il campo di battaglia per una causa che non vuole più sposare.

Il fuoco sembra essersi spento ed ora non rimane che cerulea, soffocante cenere.

La notte scende sulle cose coprendo la bruttura di ciò che si vede ed i giorni si susseguono in un girotondo frenetico senza dare adito ad un accenno di solare tramonto.

Poi si percepisce un grido, un solo ma prolungato grido straziante; tutto freme, palpita per un secondo poi di nuovo silenzio. E' l'Amore che muore, disteso sulle lenzuola sporche del suo sudario."

Ore, giorni, anni sono passati. Tutto mi ha separata da quel momento e tutto mi ci riporta. L'unica profonda consapevolezza è la fine delle cose, il loro mutare inaspettato.






Wednesday, October 22, 2008

Parlando con Ambrosia



Grazie per essere passata di qui, nessuna presenza mi è mai sembrata inutile. La tua è stata molto gradita. Ritrovandoti ricordo molte cose di me. E se ora mi guardi e ti sembra quasi di non conoscermi è perchè mutare, cambiare d'abito è sempre stata una mia prerogativa, eppure nulla viene perduto, qualcosa sempre rimane di ciò che è stato, conservato intrinsecamente in una forma nuova. Mi dispiace tu abbia rinunciato ai tuoi sogni poichè non saprei immaginare la mia vita senza. Mi dispiace che tu debba esserti spogliata dei tuoi abiti per vestire quelli che altri credono essere più consoni a te poichè non potrei rinuciare a vestire gli abiti di idee e pensieri che ho arduamente tessuto. Il mio è un percorso ancora lungo, è una strada poco lastricata e decisamente in salita eppure amo ogni giorno della mia vita. Ma è percorrendo le strade dell'incertezza che mi sono accorta che la felicità risiede nei posti che meno ci saremmo aspettati. Mi rammarico di scoprire che Goethe aveva ragione nel dire che raramente gli uomini compiono quei prodigi ai quali credono di essere destinati. Forse ti aspettavi altro dalla tua vita, ma non dire di esserti persa, non dire che non rimane nulla di te, noi sopravviaviamo anche nei nostri sogni irrealizzati, nei sorrisi mancati, nelle lacrime versate. Raccogliamo la nostra eredità anche nei gesti non compiuti, nelle cose che non abbiamo fatto, ci definiamo anche nella sottrazione. E' effimera mia cara Ambrosia, quella felicità facilmente conquistata, quella fatta di gesti eccezionali e sporadici, molto più persistente, dal sapore di gran lunga più delizioso è quella che si costruisce nell'aridità di un quotidiano che sembra pagarci sempre troppo poco. Avere altri due occhi da guardare è un tesoro al quale non tutti possono ambire. Ambrosia, se anche tutto quello che avresti voluto avere si fosse rivelato un castello di sabbia, sappi che ci vuole maestria, impegno, dedizione, amore per tenere su insieme una materia, come la sabbia o i sogni, che per sua natura si disfano al vento e alla pioggia delle intemperie della vita e delle emozioni. Forse percorreremo un altro tratto di strada insieme o forse ci perderemo ancora il bello è che non c'è dato di saperlo. Le cose meravigliose sono sempre inaspettate.

Sunday, October 12, 2008

Avrebbe dovuto essere l'arcobaleno


Avrebbe dovuto essere l'arcobaleno con i suoi sette colori: il rosso scarlatto, l'arancio caldo, il giallo brillante,il verde viridian, l'azzurro profondo, le sfumature di indaco e il violetto intenso ma è arrivata la tempesta che ha sepolto lo spettro di luce in coltri pesanti di nuvole scure. Niente refrazione, niente dispersione di luce contro le pareti di quelle gocce d'acqua sottili come fili di seta. Troppo pesante questa inaspettata pioggia, questo diluvio dell'anima. Ero partita per restare solo un pò, prendere aria, quell'aria fresca e buona che precede una pioggia estiva, quell'aria che sa di terra. Ma le cose sono andate per le lunghe e sono rimasta legata in fili elastici di pensieri, di decisioni ormai irrimediabili, di considerazioni inequivocabili. Londra dovrà aspettare ancora un pò, e questo soggiorno romano diventa meno gradito.Tutte le persone che pensavo rendessero questo un posto speciale sono inutili e vuote , sono superficiali difronte alle mie fragilità.Non provo tristezza ma solo rabbia e disprezzo. Nel frattempo è stato il giorno del mio compleanno. Credo di essere stata felice. Un giorno forse. Però dopo ho continuato a pensare e a vedere le cose come illuminate dalla luce verdastra di una lampada alogena. Passo lunghe notti sprofondata in pensieri inaccessibili a chiunque e non credo di aver mai sperimentato tanta solitudine. Ci sono dei posti dove siamo irraggiungibili, a volte anche da noi stessi. Vorrei solo silenzio. Mio Capitano mi dispiace averti dissertato.

Sunday, August 31, 2008

Rosso scarlatto


Tinte forti, striature rosse che squarciano il cielo come ferite da taglio.

Questo è il tempo del rosso scarlatto.

Duplice è la natura del rosso che tinge caldo, che macchia indelebile, che è passione e sangue rappreso.

Sporche di rosso sono state queste giornate.
Nel silenzio le ho sentite passare, giornate dal profumo di rosa, giornate dall' odore del ferro. Tutto è stato così inatteso. E' bello lasciarsi sorprendere anche quando la sorpresa non è detto che sia gradita.

Sono stata sottovalutata.

E' chiaro che qualcuno ha creduto ingenuamente di valutarmi per le apparenze. Che donna frivola posso sembrare nel mio vestito rosso, con le mie unghie laccate , con le mie labbra lucide a specchio, con miei tacchi alti e quell'andatura ondeggiante per coloro che non sanno capire quanto mi piaccia, quanto possa essere vantaggioso, essere sottovalutata. Sottovalutarmi li rende così vulnerabili.
Le apparenze li guidano da me come il canto ammaliatore di una sirena e quando si rendono conto di non aver ben considerato è ormai irrimediabilmente tardi.
E alla sera di questo giorno ti rendi conto che le tinte e i colori mutano ancora, incapace di afferarli, come il febbrile tentativo di un pittore en plain air, cerchi di immobilizzarli in un ricordo.
Un altro colore presto sostituirà il rosso...

Queste sono le mie cinque nomination per il blog day:
  • Dioblog Suggeriti anche l'anno scorso, gli autori di questo blog restano vincitori indiscussi anche quest'anno. E' chiaro che non farsi mai stare bene niente è una parziale risposta ad una complessa domanda. In loro riconosco la mia stessa arroganza.
  • Walk the Plank Nessuno può parlare meglio di lui che non se stesso. Queste le sue parole: "Nella mia personale passeggiata su questa striscia di legno che sovrasta un mare agitato, poche cose credo di aver capito; una su tutte, che ormai da molto mi porto dentro, è che alla fine nessuno fa ridere il buffone..."
  • BadKarma Sito ufficiale del movimento per la seconda adolescenza
  • Smokyland Dalla nebbia color antracite di una matita smoky man disegna un mondo che non avete mai visto
  • Quaderno degli appunti Perchè lui mi legge ed io vorrei ricambiare la cortesia ma nonostante ci abbia provato non ho ancora capito di cosa parli.

Monday, April 14, 2008

Pensieri torbidi


Definisco "torbide" le cose, le situazioni, le persone non chiare, non lineari, dagli andamenti oscillanti, costantemente in bilico tra la consapevolezza e l'oblio.
Torbida sono io, a volte.
Torbide alcune delle mie giornate.
Se dico torbido escludo quell'alone di negativita' che solitamente si attribuisce al termine.
Non c'e' male alcuno nell'essere torbidi, e' solo un equilibrio perso, un legame chimico scisso per costituirne un altro, una fase dinamica in cui l'interesse primo non e' ben distinto.
Potrei dire impuro, potrei...potrei perche'questo termine indica anch'esso qualcosa di degenerato.
Le cose torbite ci osservano mute, le situazioni torbide ci inghiottono all'improvviso, Le persone torbide ci ipnotizzano ammaliandoci.
Quello che e' torbido ci impedisce la vista del fondo, occulta le verita' ma non per questo le nega.
Quello che resta innegabile e' che cio' che e' torbido distoglie, manipola, plagia.
Eppure da questo tumulto, da questo fermento, da questo movimento irregolare ed incostante, pieno di oscillazioni aritmiche, anomale, improvvisamente, inaspettatamente nascono fiori...quando potro' finalmente coglierli?

Friday, December 28, 2007

Il giardino dei ciliegi




E` necessario incamminarsi per una di quelle stradine strette, lastricate con sanpietrini, percorrere quel labirinto di palazzi nobili con le finestre dai finimenti aperti che lasciano intravedere alti soffitti a cassettoni. Nel cuore palpitante di una Roma antica e bella, di quella Trastevere pittoresca che profuma d'edera. No, non ci troverete un giardino di ciliegi, niente alberi dai fiori bianchi e rosa, niente profumo di primavera. Mi dispiace se qualche lettore si sentira` tradito. Il giardino dei ciliegi e' solo una piccola sala da the stretta e lunga, con pareti bianche adorne di grandi fotografie in bianco e nero recinte da cornici scure. Sui tavolini, recipienti con cristalli grezzi di zucchero di canna. Tutto intorno l'intenso profumo di the disposti ordinati negli scaffali sulla parete di fondo. La felicita' e` sentirsi finalmente a casa dopo un lungo, lunghissimo tempo. Felicita`e` accorgersi che se questo tempo e` passato certe cose rimangono intatte , inusurate, imperiture. Ed io? Io mi immagino li', seduta in quella sala da the. Osservo la luce che filtra nel prisma irregolare del cristallo di zucchero divenire dolce, come per uno strano processo osmotico dove le qualita` specifiche degli elementi si mischiano fino a confondersi mantenendo pero` intatti gli equilibri. Sono li' e consumo queste ore come se non ce ne fossero altre. Cerco di ricordare ogni minuto quanto sia preziosa questa desiderata quiete. Mi nutro di gioia, coltivo la felicita`e la sento crescere fiera e forte.
Meraviglioso, magico Natale passato troppo infretta.
Ora che sono di nuovo lontana non mi resta che promettermi di ripercorrere, nella mia mente, la strada per il giardino ogni volta che sentiro` la felicita` sfuggirmi di mano, ogni volta che sentiro` il bisogno di rifiorire e di credere che qualcosa di magico puo` sempre accadere.



Sunday, July 08, 2007

Non muoverti





Avrei voluto parlarvi di una vacanza romana, avrei preferito raccontarvi di una passeggiata all'ombra di un salice, avrei gradito soffermarmi sul gusto fresco e pungente del mio bicchiere di vino bianco, dell' impronta di rossetto lasciatoci sopra, del riflesso tremulo della luna sull'acqua scrosciante di quel fontanone antico. Senza dubbio vi avrei raccontato di quattro chiacchiere fra amici, del tempo che passa amabile in una squisita conversazione, di alcuni convenevoli e alla fine delle mie chiavi che aprono la toppa di casa e che chiudono alle mie spalle la notte e gia' danno il buongiorno ai primi raggi del sole.

Avrei potuto ed invece no , perche' qualcosa ma forse dovrei dire qualcuno, o probabilmente piu' di uno, hanno focalizzato la mia attenzione su quei dettagli inutili dei quali odio dovermi occupare.


Ecco, e' questo il momento della disquisizione dove dovrei iniziare a scendere dal generale al particolare, chiamare le persone con il propio nome e dire chiaramente e apertamente che il loro comportamento non e' stato da etichetta, peggio, che mi ha deluso profondamente.

Ma poi rifletto sarebbero capaci di capire? Ci sono cose che le parole non possono spiegare e ci sono persone troppo ottuse; un colpo di cannone non gli farebbe capire che c'e' la guerra! Se tu gli regalassi il cuore loro vedrebbero solo un pezzo di carne.Meritano di essere nominate? Mi sembra giusto rilegarli nel meritato luogo degli infami.
E cosi' sono tornata a casa, a Londra, alle mie cose non sempre troppo tranquille e alle mie precarie stabilita' che pero' sono esattamente quello che voglio e che ho scelto. Ma si, i tranquilloni dalla vita comoda non potrebbero capire!
Ora mi godro' l'esito brillante dei miei esami e brindero' ai miei successi che ottengo SEMPRE quando il risultato dipende da me,dalla mia volonta', dalle mie facolta' e da niente d'altro.
E allora "cheers" come direbbero gli inglesi e tutto il resto non conta.