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Friday, February 24, 2012

Come equilibristi sopra le ringhiere.

Le intenzioni, le migliori credimi, ce le avevo messe. Scrivevo così :

"Il giardino è tutto bianco. Non hai dimenticato? Quel viale va lungo e dritto, come una cintura distesa, e risplende nelle notti di luna. Ti ricordi? Non hai dimenticato?"

"[...] In questa stanza io dormivo, da qui guardavo il giardino, la felicità si svegliava con me e il giardino era tale e quale adesso, nulla è cambiato. Tutto, tutto bianco!"

Ho visto, nella notte, finissimi cristalli di simmetria esagonale scendere sottili ed ondeggianti da un cielo senza stelle. Sembrava accarezzassero il cielo come fosse una tenda di raso. Da prima inghiottiti dal nero petrolio dell'asfalto, tenaci hanno resistito all'oscurità e al vento fino a coprire di bianco i tetti e gli alberi, il suolo e le prominenze, come equilibristi sopra le ringhiere dei balconi. Raro che accada da queste parti.  Ed io con le mani appoggiate sul vetro freddo delle finestre, trattenendo il respiro  ho sospeso ogni giudizio perché la notte non mi ingannasse. La prossima settimana non sarò più qui e non guarderò più da questa finestra, parto.

Vado via e non tornerò.
Volevo lo sapessi.
Rotta a nord.

Potrei spendere fiumi di parole sulle ragioni, su tutti quegli ottimi motivi che mi vedono distante da qui, potrei ma non lo farò perché l'unica cosa che voglio rimanga nella tua mente è che io non ci sarò.
Ma tu lo sai che non è la lontananza a fare la distanza.

Non sento più rabbia, ho dimenticato le ragioni del disappunto. Il cerchio inesorabilmente si chiude ed io vado via per aggiungere a quel cerchio uno che sia tangente a quello in un solo punto.

Finiva così, con quel doppio punto, uno in meno per lasciare le cose in sospeso, uno di troppo per chiudere definitivamente il discorso.

Ed ora? potrei descriverti il cielo, ma quante volte ti ho parlato di questo cielo pieno di nuvole che scorrono veloci? Sembra tutto uguale eppure è tutto così ostinatamente diverso. 

Qui, sola sulle mie gambe e quel senso di vuoto, quel senso disarmante di libertà e di onnipotenza. 

Se guardo gli altri li vedo piccoli e insignificanti, nei loro lavori da scrivania, nelle piccole province, nelle loro relazioni consolidate e noiose. 
Ed io che cos'ho? io non ho niente e niente da perdere.

Avevi ragione tu, hai sempre avuto ragione tu. 
Io avrei voluto essere dolce ma sono l'amaro che c'è nel cacao.
Io avrei voluto essere un paesaggio sopra un'altura ma sono la vertigine che ne deriva.
Io avrei voluto essere la quiete ma io sono tempesta.
Ed è per questo che tu mi hai amata, è per questo che tu continuerai ad amarmi.
Non si può cambiare la natura profonda delle cose.
Artemisia è nata qui e qui è tornata.


Friday, August 26, 2011

Il paradiso non ha finestre


Dalla finestra filtrava una luce cerulea. Il sole non c'era quasi mai ed io non possedevo che quella luce opaca e smorta. Si affacciava flebile da quell'unica finestra della cucina.
Nell'appartamento non c'erano altre finestre. Il mondo era tutto li e sembrava fatto di moquette e mensole.

La poggiavo sul ripiano alto del frigorifero, facendo attenzione che non fosse troppo in bilico e che non cadesse. L'amavo più di ogni altra cosa che possedevo.
Facevo attenzione che il fuoco fosse ben calibrato e che riuscisse a ritrarmi così come volevo.
Desideravo vedermi attraverso l'occhio vitreo della sua lente.
Così mi specchiavo sulla superficie liscia, cercando il mio riflesso.

Ho consumato delle ore, dei giorni in sua compagnia. Niente mi sembrava più desiderabile. L'amavo perché nessuno sapeva raccontare meglio le infinite versioni di me, catturare le sfumature e le inclinazioni del mio carattere.

Lei sola enfatizzava la mia vanità, appagava la mia creatività e nello stesso tempo criticava feroce la mia mancanza di tecnica.
Mi raccontava le cose che volevo ma anche quelle che non avrei voluto.
L'onestà, non la realtà, era alla base di questo consistente, martellante processo dialettico.
Le sue critiche erano le uniche che mi sembravano accettabili, poteva dire qualsiasi cosa ed io le avrei creduto.

Negli anni ha continuato ad esserci. C'è sempre stata. Se delle volte mancavo alla consueta assiduità mi rimproverava offrendomi dei risultati scadenti, poi però mi perdonava tutto.

Ma il connubio più importante è iniziato dopo, quando mi ha insegnato a vedere le cose, i luoghi e le persone.
E' stata l'unica a chiedermi di chiudere un occhio per vedere meglio.
L'unica ad insegnarmi che per vedere non basta guardare.

Mi chiedeva però di contraccambiare i suoi insegnamenti raccontandole ciò che sapevo. Si nutriva di arte di cui amava il senso della composizione e del colore.
Adorava la musica, credeva di sentire un'affinità elettiva con il concetto di ritmo, pausa e lirica. Il cinema poi le piaceva tutto, sembrava ingoiata dai bianchi e neri delle vecchie pellicole e dai colori sgargianti dei film americani. Poi li emulava in modo sublime.

Io le raccontavo ogni cosa, riversavo in lei tutto il mio sapere. Da allora abbiamo guardato insieme le riviste di moda in maniera diversa da come facevo prima. Concordavamo nel pensare che niente è più importante della bellezza e che la bellezza è un attitudine, un respiro, un senso speciale per le cose.

Ritraendo i volti mi ha insegnato a guardare oltre la loro pura e semplice fisionomia, a guardare oltre la maschera di carne e ossa di cui siamo fatti e dalle imperfezioni mi ha mostrato la macchia sulla loro anima.

In un giorno di tristezza, ha catturato il mio volto, ha voluto che vedessi l'oblio profondo dei miei occhi e così mi ha insegnato il valore della memoria e l'importanza della felicità.

Abbiamo capito che insieme possiamo modificare distorcendo, tagliare fuori dall'inquadratura, ignorare quello che non ci piace per ridisegnare un mondo fatto a misura.
L'importanza del soggetto sull'oggetto e nulla più.
Viene di conseguenza che se voglio posso ignorarti, che se non sei lì, nella rifrazione luminosa di un pixel, allora non esisti.

Tutto è o non è, nel cono di luce che ho ritagliato dall'oscurità.



Sunday, October 17, 2010

Un soffio leggero sullo stoppino di una candela


E' stato un giorno bellissimo. Niente che fosse in eccesso. Niente che fosse dettato da una costrizione di circostanza come in realtà avrebbe potuto essere data l'occasione. Per questo l'ho amato.

Mentre parlava, con quel suo modo colorito di raccontare una vita che in questi ultimi tempi lo ha maltrattato, mi sono ricordata della luce calda che proveniva dalla sua finestra quando abitavamo vicini.
Era un pò un rituale: io guardavo la sua luce accendersi tardi alla sera dopo una giornata di lavoro, lui guardava la mia in quella notte infinita prima di un esame. Al mattino, quando il sole schiariva la notte come una solvente goccia di limone, riguardavo la sua finestra, la sua casa ancora immersa nel sonno. Tutto come la sera precedente se solo non fosse stato per quel foglio svolazzante alla finestra, caratteri grandi e distinti : "In bocca al lupo".

Un giro di sguardi, intorno a questa tavola.

C'è anche lei.
Non riesco a ricordare perché quel giorno decidemmo di non parlarci più. Amiche. L'importanza è tutta in una parola che da sola dice tutto. Poi quel taglio netto, quella cesura forte. Un altro capitolo e un altra vita prima di rincontrarsi ancora. Di scoprire che i nostri sogni sono ancora li nel giardino delle nostre vite. Il senso profondo di una mancanza perpetuata per anni e la gioia di averla ritrovata mettendo da parte uno stupido orgoglio. Delle nostre giornate ricordo tutto. Il ricordo è il tributo ad una amicizia importante. Se però dovessi ricordarne una in particolare, racconterei di quella sera, sedute all'altalena del suo giardino, con l'odore forte dell'erba tagliata. Una sera per raccontarsi mentre il cigolio delle catene scandisce ritmico il tempo. Un cielo di città pieno di stelle, una cosa rara. La viva sensazione di essere destinate a qualcosa di importante.

E' stato un lungo viaggio per la festa del mio compleanno. Chilometri per un convivio di una sera. Loro sono il mio orgoglio, la mia consapevolezza che un'amicizia si può costruire nonostante la lontananza, che sopravvive all'equivoco e ad un omesso. E' una amicizia che ha il sapore dei mirtilli e dei lamponi appena scottati in padella e versati ancora caldi su un gelato di crema, non per la dolcezza che l'immagine potrebbe evocare ma per un gesto vero che fece sentire il mio corpo un pò meno ferito.

Un giorno tra il passato ed il presente dove tutto è significativo, anche le assenze.

Ho brindato a me, alla mia vita e alle mie scelte con quella sottile, temporanea sicurezza che qualcosa è stato fatto bene.




Sunday, October 03, 2010

Making business


Gentile Mr C.,
prima di ogni cosa vorrei ringraziarla per la sua cortese offerta. La sua generosità mi lusinga. Si vede lontano un miglio che lei è una di quelle persone che ha fatto molto per contribuire alla propria fortuna. Si vede in altrettanto modo che lei riconosce un buon affare e che con generosità e determinazione le piace scommettere su cavalli vincenti.

Tuttavia gentile Mr C. mi trovo nella spiacevole condizione di dover rifiutare la sua proposta. Vede, nella vita non tutto è una questione di denaro e mi rendo conto che sia un concetto difficile da comprendere per un uomo che grazie al denaro acquista buona parte della propria felicità. Mr C. parliamoci chiaramente così come devono fare due persone d'affari come noi, non c'è niente di generoso nella sua offerta ma piuttosto il suo sottile fiuto per l'affare. Lo confesso al posto suo anche io troverei la cosa allettante, soprattutto se si vuole aiutare la persona che le è accanto. Lei lo ha capito subito che io posso tornarle utile più di quanto lei possa tornare utile a me.

Ora, la questione sta in questi termini, gradirei che lei comprendesse che c'è una ragione specifica che muove le mie scelte lavorative e che per quanto io sia di gran lunga più giovane di lei e decisamente con minor esperienza, vorrei che lei mi considerasse per quella che sono, vale a dire una persona di talento munita di una generosa audacia manageriale.

Ma torniamo a noi e alle ragioni del mio rifiuto. Mr C. a me non piace trovarmi in debito con le persone. Negli affari a maggior ragione, essere in debito di un grazie di troppo può risultare fatale. Io la ringrazio si per la sua offerta ma lei sa bene che rifiutandola io non glie lo devo questo grazie, sono io che glie lo concedo gratuitamente.

Mi creda, capisco la sua apprensione e vedo cosa la muove a dare quelli che lei crede dei "buoni consigli" però le sarei grata se non si immischiasse. Ogni volta che lei da uno dei suoi "buoni consigli" io sono costretta ad assistere ad un cambio di vela e ripristinare quella che mi farà vincere la regata mi costa tempo ed energie.

Mr C. non lo faccia mai più.

Se ha qualche dubbio in merito alle mie scelte sarebbe a questo punto più proficuo che io e lei ci si sieda allo stesso tavolo senza terzi intermediari che così remissivamente le cedono le redini, sempre che io sia interessata a questo cambio di guardia. Credo che a questo punto sia lecito ribadire un assunto fondamentale, chi comanda qui sono io. Stiamo parlando del mio lavoro, della mia immagine, della mia credibilità e delle responsabilità che a queste scelte sono legate.

In ultimo voglio che lei sappia che ho predisposto tutto affinché le cose possano funzionare anche senza la sua pupilla e questo significa fondamentalmente una cosa che da oggi in poi si fa come dico io o non si fa.

Prendere o lasciare.
Cordialmente la saluto.

Tuesday, September 28, 2010

Mind the gap


Io sono una bella donna. Non solo. Io sono una donna di una bellezza vistosa. Vero ma riduttivo. Io sono una bella donna, di quelle con una bellezza vistosa e con un problema: sono molto intelligente. Queste qualità così ben assortite in un solo corpo possono risultare fatali. I problemi che questa "condizione" genera, possono essere di diversa natura a seconda dell'interlocutore. Le implicazioni sono piuttosto ovvie, senza soffermarmi ve le lascerò immaginare, se ci arrivate bene, altrimenti pazienza. Ora, lasciatemi dire che io ho sempre fermamente creduto che la cortesia sia un dovere, essere cortesi è giusto, nella maggior parte dei casi anche proficuo. La logica sembra incorruttibile: se sei cortese verrai ripagato con cortesia. Ma su questo punto tornerò fra qualche riga.
Riprendiamo il discorso iniziale e lasciatemi indugiare ancora una volta sull'assunto iniziale cioè la mia eloquente bellezza. Non c'è niente di peggio di una donna con una bellezza prepotente, per giunta intelligente e pure sfacciatamente consapevole delle sue qualità. Confessatelo, se solo non foste curiosi di sapere dove voglio andare a parare con questo discorso sull'avvenenza trovereste insopportabile questo protrarsi di lodi. In realtà c'è una ragione su tanta insistenza: Rendervi maggiormente consapevoli di quanto possa essere insostenibile essere giudicati costantemente per le proprie qualità estetiche. Gocce che riempiono un vaso, fastidiosi ed insistenti riferimenti al mio nuovo taglio di capelli o alla semplice messa in piega, all'abito che si veste, al trucco che si è scelti di indossare, all'altezza dei tacchi delle scarpe, alla trasparenza della camicetta, alla magrezza del corpo. Ora, solo ora, possiamo tornare al discorso sulla cortesia e la gentilezza. Il punto è questo: se io dovessi pagarvi per una sola volta con la stessa moneta che mi riservate, con la stessa sentita attenzione, nella maggior parte dei casi, le cose starebbero così: I vostri capelli sono spesso disordinati,sciatti ed unti; i vostri abiti insignificanti, vi rendono dei qualunque e probabilmente sono lo specchio della vostra anonima personalità ; il vostro è un corpo molle, flaccido come la vita al quale lo costringete. Io sono cortese, sono squisitamente gentile. Io non vi faccio mai notare le vostre mancanze ma voi sempre le mie eccedenze. La questione mi tedia parecchio. L'argomento è caldo ed intendo ufficialmente affermare che da oggi in poi quando sentirò qualcosa che non mi piace sul mio conto, mi sentirò completamente libera di ripagarvi con una cruda verità sul vostro. Come direbbero gli inglesi, "mind the gap".

Friday, December 11, 2009

Sulla semplicità


Ci sono degli aggettivi che non dovresti desiderare di sentirmi mai pronunciare per connotarti. Per esempio, semplice. Per me semplice è ciò che è costituito da un unico elemento, per certo decerebrato, oppure facile, talmente facile da essere elementare, senza affettazione ne ricercatezza.

La semplicità, nella maggior parte dei casi, non è affatto una qualità positiva. Chi ama la semplicità solitamente, non desidera compiere lo sforzo che richiede scegliere, selezionare secondo gusti e preferenze.

La semplicità non si cerca, dire di ricercare la semplicità nelle cose è un paradosso inaccettabile. L'essere sofisticati implica al contrario uno sforzo intellettivo di gran lunga più impegnativo. Per essere elaborati, bisogna conoscere con esattezza un numero sostanzioso di gusti, saperne cogliere le sfumature che ne costituiscono le differenze ed infine acquisirli secondo un equilibrata composizione, seguendo le proprie inclinazioni.

Delle volte si è indotti a credere che la semplicità abbia a che vedere con un certo stato di natura, una essenzialità che appartiene all'individuo dalla sua nascita e che qualsiasi cosa si sovrapponga a questo stato, sia un eccesso inutile, una ridondanza superflua. Niente di più falso e mistificato. La cultura richiede necessariamente un superamento, una elevazione dallo stato di semplicità.

L'ignorante è sempre maledettamente semplice. I sui discorsi sono ovvi, la sua consequenzialità epura il discorso da qualsiasi imprevisto, da qualsiasi accidente. La sua logica è banale e non tiene mai conto della complessità degli eventi. La semplicità è spesso associata all'umiltà. Ma l'umile per sua etimologia è colui che viene dall'humus e cioè dalla terra, dal basso. Insomma che lo vogliate o no, che la cosa vi piaccia o meno , il semplice striscia sempre e non si eleva mai.
In molte religioni l'umiltà è una qualità positiva ma solo ed unicamente perché si ammette l'esistenza di un essere superiore, che risiede in alto, al quale ci si prostra in segno di riverenzialità e subordinazione.

Ed ora è necessario mettere bene le cose in chiaro: Io sono tutto fuorchè semplice. La mia è una voluta, sentita ricerca di elaborazione e sofisticazione tanto intellettuale quanto estetica. Scelgo con attenzione, con cura, evito che il caso si impadronisca delle mie azioni.

Dubito fortemente che tu possa, in qualche modo, aver ignorato questa peculiarità: non è una questione di averlo notato casualmente, come essere inciampato in una minuziosa caratteristica della personalità.
Necessariamente si sarà presentato come un muro, una cortina di ferro, di fronte alla quale le tue qualità non possono essere da meno.

Non ti chiederò di scegliermi, ne di prediligermi. Se deciderai di ignorarmi tu ed io conosceremo la verità. Io mi dispiacerò per te e tu semplicemente andrai per la tua strada.

Thursday, August 06, 2009

Pensieri arsi al sole

È una questione di principio, una scelta di coerenza.

E a dire il vero, odio sia i princìpi che la coerenza, indistintamente, anche quelli degli altri.

Le persone inflessibili mi sono sempre sembrate incapaci di valutare la flessibilità e la variabilità della logica. Tuttavia di fronte alle posizioni  altrui è necessario fare anche la propria scelta. Farla in modo chiaro, eliminando qualsiasi ambiguità. Non capisco  da cosa scaturiscano i princìpi degli altri, delle volte, a formularli sono le stesse persone che mi hanno attratto per la loro capacità di saper sovvertire delle regole, che sembravano completamente prive di una ipocrita morale. So bene però da cosa scaturiscono i miei di princìpi. Lungi dall'essere una semplice presa di posizione, sento di dovermi tutelare quando ho concesso a qualcuno di entrare in uno spazio emotivo riservato, ed  improvvisamente questo spazio viene violato da un gesto inaspettato. 
Non mi piace che si giochi slealmente con le mie concessioni e le mie disponibilità. Delle volte questo comportamento viene interpretato come una chiusura, e nonostante non possa affermare che non lo sia, dirò che il più delle volte, non lo è totalmente.
Ed ecco perché odio i principi:  Perché per quanto nobili, ragionati e perseguiti evocano in me l'idea di aver innalzato un muro fra me e gli altri. Mi dispiace dover ammettere che anche in questa occasione è così. Preferisco fare una scelta apparentemente drastica che fingermi consenziente ad una che non mi appartiene. Non posso permettermi di mancare a me stessa, questa è l'unica cosa che alla lunga comprometterebbe la mia felicità in modo irreversibile. Forse queste spiegazioni non erano necessarie, ma non do mai per scontato nulla, nemmeno l'ovvio. Andarmene è la sola scelta che mi rimane, lo scacco matto prima di dichiarare la partita chiusa.

P.s. Assicurarmi le gambe?

Saturday, August 01, 2009

Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto


Oggi ho ricevuto una lettera. Poche righe scritte su un rettangolo di carta. Fosse accaduto ieri forse non avrebbe avuto la stessa importanza, lo stesso spessore. Ma il fatto che sia accaduto oggi è come sale su una ferita.
Anche Lui, proprio oggi, per la prima volta da mesi ha squarciato un muro di silenzi fatti di cortesie reciproche e nulla più. Tutto questo è accaduto oggi, nelle poche ore che precedono la quiete di una serata estiva. Ore che poco prima erano state consumate da una conversazione  che chiude ogni cosa. Un sapore amaro tra le labbra, un veleno somministrato da giorni in generose cucchiaiate addolcite dallo zucchero di belle parole, di cui ho deciso di non nutrirmi più.
Non sono fatalista e neppure credo nel destino ma questa sequenza ravvicinata di eventi sembra avere il sapore di una lezione impartita.
Soluzione:
Fare tabula rasa di tutto. Dimenticare ogni cosa. Ricominciare  da capo. Imporsi una logica razionale ferrea, dove la risposta alla domanda  risiede solo nella semplicità. Ricordarsi sempre che tra A e B passa una ed una sola retta. Se vogliono farti credere che esistono realtà più complesse stanno mentendo. Il dolore è sempre disarmante nella sua semplicità e la semplicità è la caratteristica che lo rende insopportabile perché ci piacerebbe credere che le ragioni del male risiedano in spiegazioni più complesse, più profonde, archetipe. Ma il il dolore è tutto lì nella superficie devastante di una rivelazione semplice. 
Ultimamente mi scopro incapace di comunicare con le parole, sono diventate uno strumento scomodo, soggette a fraintendimenti, troppo polisemiche. Niente parole quindi. Ma credo che il mittente della mia lettera non sia rimasto privo di risposta.
Ed ora con il veleno ancora nello stomaco, penso a domani e a quella felicità che sembra fatta di carta e nulla più.

Thursday, July 23, 2009

Mi preferisco freddamente felice


Tutto mi è chiaro adesso. Limpido, trasparente, crudo nella sua essenzialità, ma questo per ora è secondario. La consapevolezza non mi rende più felice ma mi restituisce qualcosa che era andato perduto, qualcosa che era stato omesso. E' stata una notte lunghissima ed io non volevo altro che finisse, che il giorno inghiottisse vorace la notte, che la bruciasse con il calore di un altra giornata di Luglio.

Seduta sul balcone ho aspettato le prime luci dell'alba, ho visto un uomo attraversare la strada, Il primo tram del mattino passare rumoroso sulle rotaie, la prima serranda sollevarsi. E' così bello e rassicurante  contemplare quello che è consumato  dalla  quotidianità quando si è persa ogni certezza.

Baciata dal vento, ho percepito il primo respiro del giorno. 

Ieri mi sono laureata. Ho preso il massimo dei voti perché non so fare le cose con approssimazione. Essere qualunque mi è sempre sembrato un peccato mortale. Ed ora mi sento svuotata. Se un obiettivo è caduto, tramortito dal proiettile della mia determinazione, ora mi tocca riprendere la mira, riposizionare le intenzioni, tirare su le braccia e sparare ancora. Tutto mi sembra crudelmente violento e non vedo realizzazioni possibili  senza il sacrificio della carne, del corpo.

La costante dedizione che ho riservato al mio impegno mi ha fuorviata, mi ha impedito di vedere quel qualcosa in più  che sempre si nasconde nel dettaglio. E questa improvvisa presa di coscienza delle cose e delle situazioni mi ha colpito nella mia vulnerabilità. Mi pento di essermi permessa questa fragilità. 

Mi preferisco freddamente felice. 

Le mille valide ragioni che potrò ricevere non cambieranno la natura di un rifiuto.

Voglio stemperare ogni emozione con quella fredda ragione che come si dice, non ha mai asciugato una lacrima. 

Trovare motivi, giustificazioni, alibi poi andare avanti e fare finta di niente fino a che l’indifferenza apparente sia sostituita da quella reale. 





Thursday, April 02, 2009

La bellezza salverà il mondo



Ora sono felice. Ora. Adesso, in questo preciso momento. Domani non so ma domani non conta. Questa serenità sottile, questa felicità troppo a lungo sopita è qui. Non voglio perderne neppure un secondo. E' palpabile come fosse materia. Questa vita romana mi ha tenuta lontana dai set, dai castings, dai colpi di spazzola, dall'occhio critico di Dean. Mi ha rapita dalle strade di Londra, dal vento freddo che soffia sul Tamigi, per catapultarmi nel sole tiepido di questa primavera italiana. Scorre lento il Tevere, non è impetuoso come il fiume di gente della mia Londra. Tra le rovine, tra le vestigia del passato, tra ciò che è logoro, consumato dal tempo, ho potuto nascondermi, guarirmi. Con le macerie ho ricostruito questo equilibrio, l'ho ponderato, cercato, voluto. Ed ora eccola flebile, sottile, fugace, fa tendere un arco sulla mia bocca, fa brillare appena i miei occhi. E' solo un lampo che balena per un istante nello sguardo. Vedi, sono a casa eppure non sono ancora arrivata. Ora che ho disfatto le valigge posso finalmente ripartire. Posso pensare ad un altro viaggio perché qui ho abbandonato ogni cosa. Ho incominciato un nuovo percorso. La mia passione per la fotografia mi sta portando su lidi inaspettati. Catturo immagini, spesso, frequentemente, se non con la mia macchina fotografica lo faccio con i miei occhi, imprigiono tutto nella memoria, trasformo ogni cosa in icone che possano rimanere eterne, che siano adesso e per sempre. Voglio fotografare ogni cosa e trasformarla in bellezza, perché come dice Dostoevskij la bellezza salverà il mondo. Se salverà il mondo salverà anche me da questa mia ostinata misantropia, da questa profonda sfiducia, da questo senso irrecuperabile di solitudine intellettuale. Sento un'urgenza, una esigenza creativa, delle volte non voglio fotografare, devo fotografare. Guardo con stranezza questo dinamico volteggio che mi ha fatto scivolare dietro le quinte e che paradossalmente mi tiene ancora sulla scena. Voglio riempirmi gli occhi di tante nuove cose, voglio viaggiare e ricominciare ancora. Forse tornerò a Londra o forse un altro luogo diverrà casa mia. E' bello sapere di poter lasciare questo luogo portando con me tutto quello di cui ho bisogno.

Thursday, February 26, 2009

A broken doll never cry

Impopolare. Io sono impopolare. Non ricordo bene cosa debba aver alimentato questa considerazione di me che pure deve essere stata latente, sopita dalle cortesie apparenti delle circostanze. La verità è che io sono scomoda. Credo sia difficile dover rimettere in discussione tutti quei luoghi comuni che così comodamente avevano giustificato insopportabili mancanze estetiche e che ancor di più, hanno mostrato in modo incontrovertibile, incolmabili fragilità  intellettuali. E' meglio credere che io non esista, che io sia una invenzione di una mente avvelenata dalla gelosia e dall'invidia. Bisogna creare un pretesto, uno qualsiasi, che finga indignazione e che possa allontanarmi senza diritto di replica. Mai parlare con me, mai cadere nell'errore di cedere alla seduzione delle mie parole, potrebbero essere così dolcemente convincenti, trarrebbero sugli scogli della incertezza anche le opinioni dei più esperti marinai dell'eloquenza. Quello che non possono accettare è che una bambola possa parlare, che quello che possa dire si riveli addirittura interessante è decisamente troppo, se quello che dice è poi scomodo ed irriverente è assolutamente inaccettabile. Una bambola non dovrebbe parlare. Questo è mostruoso. Questo sovverte l'ordine delle cose. Dunque la soluzione è presa, facciamo finta che non esista e non esisterà. Rompere la bambola, spezzarla a metà. Qualcuno avrebbe dovuto dire loro che non basta chiudere gli occhi perché una realtà incomoda smetta di esistere. Forse potranno eludere la loro banalità per un pò, circondarsi di mediocrità che li faccia sentire nel salotto comodo delle propie superficialità. La verità è che una bambola rotta non piange mai.

Sunday, October 12, 2008

Avrebbe dovuto essere l'arcobaleno


Avrebbe dovuto essere l'arcobaleno con i suoi sette colori: il rosso scarlatto, l'arancio caldo, il giallo brillante,il verde viridian, l'azzurro profondo, le sfumature di indaco e il violetto intenso ma è arrivata la tempesta che ha sepolto lo spettro di luce in coltri pesanti di nuvole scure. Niente refrazione, niente dispersione di luce contro le pareti di quelle gocce d'acqua sottili come fili di seta. Troppo pesante questa inaspettata pioggia, questo diluvio dell'anima. Ero partita per restare solo un pò, prendere aria, quell'aria fresca e buona che precede una pioggia estiva, quell'aria che sa di terra. Ma le cose sono andate per le lunghe e sono rimasta legata in fili elastici di pensieri, di decisioni ormai irrimediabili, di considerazioni inequivocabili. Londra dovrà aspettare ancora un pò, e questo soggiorno romano diventa meno gradito.Tutte le persone che pensavo rendessero questo un posto speciale sono inutili e vuote , sono superficiali difronte alle mie fragilità.Non provo tristezza ma solo rabbia e disprezzo. Nel frattempo è stato il giorno del mio compleanno. Credo di essere stata felice. Un giorno forse. Però dopo ho continuato a pensare e a vedere le cose come illuminate dalla luce verdastra di una lampada alogena. Passo lunghe notti sprofondata in pensieri inaccessibili a chiunque e non credo di aver mai sperimentato tanta solitudine. Ci sono dei posti dove siamo irraggiungibili, a volte anche da noi stessi. Vorrei solo silenzio. Mio Capitano mi dispiace averti dissertato.

Sunday, July 20, 2008

Roots



Profonde, radicate come quelle di un albero secolare, un percorso dalla terra al cielo. Un labirinto sotterraneo di esperienze, di percorsi deviati, di strade perdute.
Avevo come l'impressione di aver dimenticato ma poi mi rendo conto che anche in quell'apparente incoerenza io sono sempre me stessa.
Non voglio avere bisogno degli altri anche se non voglio rinunciare alla loro presenza, non voglio accondiscendere anche se voglio essere flessibile, mi piacciono i bianchi o i neri eppure soffro all'idea di un mondo monocromo.
Radici, che si nutrono dell' humus fecondo della vita vissuta, che nutrono il fusto portante delle mie giornate e che fioriscono come floride opinioni personali, stagliandosi su un cielo incerto. Che importanza puo' avere se neppure questa sara' la loro forma ultima? Tutto cambia, muteranno di forma, talvolta di sostanza e prima o poi torneranno alla terra che le ha generate. Ripercorrerle mi ricorda chi sono, mi ricorda dove sto andando, mi ricorda perche' delle volte dico "si" con orgoglio, con speranza, con fiducia e perche' delle altre dico "no" con fermezza, con coraggio, con irremovibile forza.
Mi preparo sempre cosi' quando sto per fare un passo nuovo, mi domando chi sono e perche' sono arrivata fino a li'. Riconfermo o smentisco le mie intenzioni. Quello che sara' non e' dato sapere e tutto sommato a me sta bene cosi'.

Monday, June 02, 2008

Maschere Impure




" E' la morte , e' potenza che non concede scampo, delirio folle, irresistibile desiderio, grido lamentoso. In lei abitano ogni ardore, ogni quiete, ogni impulso violento. Scende nel profondo di chi ha respiro di vita, conosce tutte le strade. "


Sofocle






Guardami e fai silenzio. Io tolgo la maschera. Spero di mostrarti quelle lacrime che non vedi. Se stai per affogare nei miei occhi allora aggrappati al gesto di asciugarmi le lacrime e non sarai inghiottito. Questa storia si scrive sul mio viso con una lunga linea di mascara colato dagli occhi. Che sia felice o che provi rabbia questo e' l'unico inchiostro che conoscono le mie emozioni. Lo so che non si vedono ma credimi sono tagli sulla pelle, sono solchi che graffiano l'anima, sono spade che trafiggono il cuore eppure tu sai che non potrei vivere senza sentire. Che io vivo di emozioni e muoio nell'oblio di sguardi muti. Cosa si fa quando non si sa cosa fare? si aspetta immobili. Non voglio morire nell'atarassia del mio Io, quindi fammi gridare. Il mio volto e' una maschera impura, in catarsi con i sentimenti ti dira' cose vere ma parziali. Maschere impure sono le parole che vorremmo tacere ma che siamo obbligati a pronunciare. Maschere impure sono le storie marginali, i racconti dimenticati, le persone contingenti eppure sono quello che rimane quando tutto passa. Io passero`, tu mi ignorerai, io rimettero' la maschera' e camminero' oltre...










Monday, May 05, 2008

Colonna sonora senza titoli di coda



Apro la porta e sono fuori, un grosso respiro d'aria fresca mi dilata i polmoni. Poi un passo, due. Il rumore dei miei tacchi sull'asfalto nonostante la musica alle orecchie. Dall'altra parte della strada c'e' la stazione metro di Caledonian Road, un centinaio di passi o poco piu'. Nell'altra direzione, una lunga lingua d'asfalto ti fagocita nello stomaco ampio della stazione di King's Cross: un brusio di passi, una moltitudine di voci, un' infinita' di suoni indistinti che ti appiattisce, ti cancella e di te solo l'ombra sul selciato.

John mi saluta, sorridente come tutte le mattine in cui e' di turno. John, lui mi ha sempre sorriso, non riesco a ricordare un giorno in cui non lo abbia fatto. John scherza, lo fa sempre, vuole che lo sposi. Non sa quasi nulla di me, tranne quello che le apparenze suggeriscono, ne` io so nulla di lui, una reciproca mancanza, eppure il suo sorriso riempie la mia giornata, la scalda di un affetto sincero.

Non sarebbe la stessa cosa se John di tanto in tanto non apparisse mezzo busto dietro il gabbiotto della biglietteria, con il suo viso rotondo e quel sorriso generoso.

Anche Therry, il mio gentelman inglese, che chiede sempre come stai e che dice buongiorno in italiano merita di essere qui, fra le mie pagine ma oggi non c'e`, non e` di servizio, mi manchera' oggi. Mi infilo nell'ascensore trafilata, le porte si chiudono con quel rumore metallico che le contraddistingue.

Dove sto andando? E soprattutto ha veramente importanza? Io percorro le mie strade, le sciolgo come un gomitolo di lana, cammino con quel passo di chi sa' cosa vuole e come ottenerlo. Eppure eccomi basta un niente e sono perduta dietro un fil di ferro di pensieri. Se ti muovi, se cerchi di svincolarti e' sangue che scorre lungo le gambe. Ci sono cose da fare, decisioni da prendere e questo tempo gia' dilatato all'infinito sembra non essere abbastanza.

La musica continua a suonare brani a random creando quella strana commistione di melodico e martellante che a tratti fa male alle orecchie, eppure non puoi farne a meno di questa colonna sonora senza titoli di coda.

Voglio tornare a casa, infilare la testa sotto il cuscino, dormire un sonno profondo...

Wednesday, April 30, 2008

Vanita`


Nota per il Lettore:
Caro Lettore,
non leggere oltre se sei suscettibile di rabbia difronte alla presunzione con la quale celebro me stessa, se detesti personalita' altamente narcisiste come la mia, se non gradisci autocompiacimenti assolutamente fuori proporzione e generosamente gratuiti.
Non leggere, in fine, se non comprendi che Ego giganteschi necessitano di essere nutriti.
Se contravverrai a questa nota e quello che e' scritto ti risultera' sgradito, la responsabilita' e' tutta tua.
Vanita', mio peccato, scivola sulla mia pelle, bacia le mie labbra, accarezzami l'addome, riscaldami le viscere con il veleno di una temporanea promessa d'eternita'.
Lusingami, comprami con parole piene d'ammirazione.
Venera ogni cosa di me e paga ogni mio sorriso con gesti compiacenti.
Circuiscimi, Vanita', rendimi schiava delle apparenze perche' carne e corpo, respiro e fiato voglio essere.
Dilettami con l'immagine di me riflessa nello specchio, seducimi con il fascino plastico della forma.
Accarezzami i capelli.
Niente di piu' seducente della presunzione di sedurre.
Vanita', mia Vanita', fammi godere mentre mi possiedi nel tuo forte abbraccio sussurrandomi parole ipnotiche che mai potrei contraddire.
Nutrimi.
Scaldami.
Seducimi.
Io lascero' convincermi , io lascero' che tu mi abbia.
ps. foto tratta dal mio proggetto "Femme".

Monday, April 14, 2008

Pensieri torbidi


Definisco "torbide" le cose, le situazioni, le persone non chiare, non lineari, dagli andamenti oscillanti, costantemente in bilico tra la consapevolezza e l'oblio.
Torbida sono io, a volte.
Torbide alcune delle mie giornate.
Se dico torbido escludo quell'alone di negativita' che solitamente si attribuisce al termine.
Non c'e' male alcuno nell'essere torbidi, e' solo un equilibrio perso, un legame chimico scisso per costituirne un altro, una fase dinamica in cui l'interesse primo non e' ben distinto.
Potrei dire impuro, potrei...potrei perche'questo termine indica anch'esso qualcosa di degenerato.
Le cose torbite ci osservano mute, le situazioni torbide ci inghiottono all'improvviso, Le persone torbide ci ipnotizzano ammaliandoci.
Quello che e' torbido ci impedisce la vista del fondo, occulta le verita' ma non per questo le nega.
Quello che resta innegabile e' che cio' che e' torbido distoglie, manipola, plagia.
Eppure da questo tumulto, da questo fermento, da questo movimento irregolare ed incostante, pieno di oscillazioni aritmiche, anomale, improvvisamente, inaspettatamente nascono fiori...quando potro' finalmente coglierli?

Wednesday, March 12, 2008

La medaglia e il suo doppio

Le cose sono andate grosso modo cosi', perdonami se trascurero' i dettagli che riterro' superflui, se modifichero' la versione dei fatti, se il discorso ti sembrera' plagiato dal mio punto di vista, reso duttile dalla vacuita' delle mie parole ma d'altra parte, tu ed io sappiamo bene che se pure dovesse esistere una verita', unica e sola, io tenterei di corromperla a mio propio vantaggio. E' questo quello che ti piace di me, la poliedricita' delle mie conclusioni, la fraudolenza delle mie posizioni. Tutto e' accaduto qualche tempo fa', non troppo a dire il vero ma ultimamente il tempo mi sfugge: esteso come un oceano a volte, troppo per essere contenuto tra i fragili argini della memoria,delle altre solo un rigolo d'acqua, una goccia che stilla da un alambicco; troppo lento per essere vissuto. Comunque in questo tempo che forse e' solo ieri, ho capito che non ho piu' voglia di aspettare. Voglio tutto quello che e' mio e lo voglio ora.Voglio i miei meriti. No, considerazioni del genere non scaturiscono dal nulla, devono essersi nutrite di un frutto che sembra non essere mai maturato, troppo acerbo per essere mangiato. Basta, dammi quello che e' mio, mi spetta. Ho fatto molta strada per questo, ho rinunciato alla comodita' delle mia precedente vita. Ho lascito la certezza per l'incertezza. Ora devo solo seguire la strada dei seguaci di Warburg, leggero' le loro pagine e le faro' mie. Delle volte Greta ed io passeggeremo insieme, o forse trascorreremo dei lunghi pomeriggi a casa in quei fitti discorsi che io e lei sappiamo intrattenere, cosi' aspetteremo la primavera...cosi' aspetteremo.


Sunday, March 02, 2008

Metamorfosi


Trasfigurare, mutare, evolvere in forme nuove, plasmarsi, rigenerarsi e poi finalmente spogliarsi di questi abiti consunti.
Eccomi.
Non si ha tempo di essere abbastanza invadenti quando la vita ci costringe ad una prolungata assenza. Forse tu mi hai cercato nelle righe non scritte del mio blog o forse no.
Forse piu' probabilmente l'oblio ci ha cancellato entrambi. Muoio mille volte e mille volte ancora rinasco gridando.
Una maledizione la mia , quella di sopravvivere ad ogni cosa, di sopravvivere anche al turbine travolgente di me stessa.
Ora finamente, col la mia solita insolenza, potro' tornare ad occuparmi delle cose insignificanti, dell'autoritario che usa la sua finta forza perche' teme, a ragione, di soccombere. Potro' occuparmi ancora delle apparenze e di tutto quello che e' in mezzo fra l'essere e l'avere. Poi potro' sorridere, ridere e rubare tutte quelle immagini che altrimenti non potrei mostrarti.
Ps.Il proposito e' quello di scrivere piu' spesso, ma proposito piu' ambizioso e' quello di pubblicare solo foto fatte da me, queste preposizioni sembrano essere conflittuali, per ora un mio autoritratto.

Friday, December 28, 2007

Il giardino dei ciliegi




E` necessario incamminarsi per una di quelle stradine strette, lastricate con sanpietrini, percorrere quel labirinto di palazzi nobili con le finestre dai finimenti aperti che lasciano intravedere alti soffitti a cassettoni. Nel cuore palpitante di una Roma antica e bella, di quella Trastevere pittoresca che profuma d'edera. No, non ci troverete un giardino di ciliegi, niente alberi dai fiori bianchi e rosa, niente profumo di primavera. Mi dispiace se qualche lettore si sentira` tradito. Il giardino dei ciliegi e' solo una piccola sala da the stretta e lunga, con pareti bianche adorne di grandi fotografie in bianco e nero recinte da cornici scure. Sui tavolini, recipienti con cristalli grezzi di zucchero di canna. Tutto intorno l'intenso profumo di the disposti ordinati negli scaffali sulla parete di fondo. La felicita' e` sentirsi finalmente a casa dopo un lungo, lunghissimo tempo. Felicita`e` accorgersi che se questo tempo e` passato certe cose rimangono intatte , inusurate, imperiture. Ed io? Io mi immagino li', seduta in quella sala da the. Osservo la luce che filtra nel prisma irregolare del cristallo di zucchero divenire dolce, come per uno strano processo osmotico dove le qualita` specifiche degli elementi si mischiano fino a confondersi mantenendo pero` intatti gli equilibri. Sono li' e consumo queste ore come se non ce ne fossero altre. Cerco di ricordare ogni minuto quanto sia preziosa questa desiderata quiete. Mi nutro di gioia, coltivo la felicita`e la sento crescere fiera e forte.
Meraviglioso, magico Natale passato troppo infretta.
Ora che sono di nuovo lontana non mi resta che promettermi di ripercorrere, nella mia mente, la strada per il giardino ogni volta che sentiro` la felicita` sfuggirmi di mano, ogni volta che sentiro` il bisogno di rifiorire e di credere che qualcosa di magico puo` sempre accadere.