Tuesday, March 23, 2010

Eudaimonia

Ha poca importanza.

No, mi correggo, non ne ha alcuna.

Non ha alcuna importanza.

Oggi. Adesso. Ora. Domani non lo so, ma domani appunto non conta.

E' stato in quel momento, non ricordo la parola. La parola mi è sfuggita perché anche quella era circostanziale. Credo sia stata una nota, un tono della voce.

Certo. Deve essere stata la voce.

Oppure no.
Non solo quella.

Il sorriso. Ecco.
Il sorriso di certo è stato disarmante.

I gesti, quelli hanno fatto tutto il resto.

Non domani, ne il ricordo di ieri ma adesso, subito, qui. E la cosa più importante è che io lo so, lo sento, ne sono consapevole.

Non è l'estensione ne la durata. Non è l'illusione che possa sempre essere così ma è l'ampiezza, la portata, perché questo da un senso a tutto. Questo ha spiegato il vuoto, questo ha giustificato l'attesa.

La conquista consiste nella consapevolezza. Il saperlo e il sentirlo convivono. Ne avrò cura.

Tutto questo è di grande valore ed io lo possiedo.


Friday, March 12, 2010

Sopra ogni ragionevole dubbio


Oggi ho deciso di farti un regalo. Sappi apprezzarlo perché è raro che così generosamente io voglia condividere quello che reputo mio soltanto. Ti sto per regalare tutta la mia onestà intellettuale, senza orpelli, senza mistificazioni di sorta. Se quello che dirò non ti piacerà, se quello che dirò ti sembrerà scortese, se ti sembrerà una verità parziale, se ti sembrerà limitato e limitante, se lo percepirai come una privazione della tua libertà di pensiero e di azione, se in fine ti sentirai profondamente offeso, insultato dal peso greve delle mie parole sappi che non me ne importa un fico secco.

Nessuno ti sta chiedendo di condividere, nessuno ti sta chiedendo di esprimere un tuo giudizio o la tua opinione. Possiedi libertà a sufficienza per scegliere di non leggere oltre, oppure, per farti una opinione che sia tua. E con questo siamo pari e possiamo dire di aver adempiuto ad un insulso rispetto per la democrazia.

Ho ascoltato tante opinioni, in silenzio. Ho ascoltato molte bugie ed ho taciuto. Ho fatto finta di farmi stare bene tante cose che francamente non mi stanno bene per niente per rispettare il diritto alla parola del primo cretino di turno. Ora basta. Ora permettimi di raccontarti quello che ho capito da tutto quello che così pazientemente ho sopportato nonostante mi procurasse un fastidioso senso di nausea.

Io ho capito che ci sono solo poche cose nella vita che meritano di essere replicate. Nella maggior parte dei casi, il progetto numero due di un progetto numero uno resta secondo per qualità ed ambizione. Fattene una ragione.

Quando qualcuno ti dice di No bisogna imparare velocemente a distinguere che tipo di negazione è. Ci sono due tipi di no: quelli che servono ad aprire un discorso con il quale confrontarsi, per il quale battersi e si riservano alle cose che contano e quelli che invece sono negazioni assolute, quelli che quando le senti sai di non dover chiedere spiegazioni. Quelli sono dei No che valgono tutti i Si che quella persona ti ha detto in precedenza o ti dirà in futuro. Quelli sono dei no che devono farti congedare senza saluti e senza domande, senza grazie e senza arrivederci. Numericamente parlando quel No vale zero ed è il valore che quella persona ti sta riservando ma soprattutto è, senza possibilità di appello, il valore di colui che te lo sta dicendo.

Io ho imparato che c'è un tempo per ogni cosa ed ogni cosa ha il suo tempo, come lo yougurt nel frigo. Se le cose non si rinnovano scadono. Non sto di certo sostenendo un fast food degli affetti ma proprio per questa ragione, per la qualità che meritano, non devono esistere relazioni "pronte per l'uso". I rapporti devono essere costruiti con volontà ed impegno. I rapporti non possono essere riscaldati velocemente nel microonde, necessitano di una cottura a fuoco lento e costante. Se la persona che hai di fronte fa la sostenuta, se non capisce la generosità con la quale gli stai offrendo la tua amicizia e la tua presenza è perché questa persona è insensibile al buon gusto, perché non è abituata a ricevere se non che dopo aver dato. Se sei un gurmet dei rapporti sai che per quanto tu possa tentare di valorizzare la relazione, questo tipo di persona rimane pur sempre un sedano, al massimo ci farai un pinzimonio.

Sopra ogni cosa ho imparato che giudicare dalle apparenze è difficile e fuorviante e che tuttavia non è sempre un male avere dei pregiudizi. Tutto sta nel metro che si è deciso di adottare e soprattutto nella volontà di mettere in discussione il giudizio primo che ci si è fatti. Se il parametro estetico che scegliamo è quello "comune" si incorre in una percentuale di errore molto alta. La formula uomo vestito bene uguale uomo per bene si è dimostrata falsa a tutte le prove e controprove. Solo gli uomini che hanno molto da nascondere o quelli che non hanno nulla da dire vestono i panni dei qualunque. Bisogna avere carattere per mostrare anche esteticamente la propria essenza. Le divise sono massimamente da evitare e non parlo di quelle che incarnano l'ordine costituito ma quelle che esprimono un abito mentale inflessibile al cambiamento e alla fantasia individuale. Una persona in pantaloncini di velluto e fazzoletto al collo, d'estate e d'inverno, con la pioggia o con la neve è un idiota senza pari. Questa fra tutte è una affermazione che non intendo giustificare ne rettificare. Sono mortificata di averlo saputo con certezza nei miei anni da adolescente e di essermelo dimenticato con il tempo.
Le apparenze estetiche non sono tutto ma questo in nessun modo esclude che non siano importanti.

Quello che ho imparato è che la maggior parte delle persone sono come dei fuochi d'artificio, un gran rumore, un pò di colore e tanto, tanto fumo. Quello che ho imparato è che questo può allettare gli imbecilli ma io non mi lascio prendere da facili entusiasmi e da insignificanti lusinghe.

Sopra ogni ragionevole dubbio questo è quello che so.







Thursday, March 04, 2010

Nuda Veritas


"Quando si dice la verità si è sicuri di essere scoperti, prima o poi" O. Wilde


La verità non ha prezzo e per quanto delle volte la si voglia mistificare, occultare, omettere, per quanto la si voglia cancellare, negare, ignorare, troverà la strada dell'evidenza. Il suo valore è incommensurabile. Nella verità ho ritrovato la parte più forte di me e con la verità ho distinto chiaramente ogni menzogna, ogni fragile scusa. Niente soggettivismi, niente relativismi. Questa verità è assoluta ed innegabile. Per poterla sostenere è necessario che un numero variabile di affermazioni risultino coerenti e dimostrabili. Tutto è così freddamente coerente e dimostrato.

Il mio essere fuori dalle situazioni, lontana dalla contingenza degli eventi mi regala ora uno sguardo privilegiato sulle cose. Ora, la mia ragione freddamente discerne ogni situazione. Da sempre sono consapevole di essere una outsider. Mi riprendo il posto che è mio, ripongo sul mio volto una maschera impura. Io resterò per sempre fuori, lontana e distinta. Il mio partecipare agli eventi rinuncerà alla ridondanza stereotipata della quotidianità, ma non rinuncerà al fasto degli orpelli di una festa. Noi possiamo condividere il meglio e rinunciare a tutto il resto. Io arriverò portando quello che mi appartiene, condividendo quello che di prezioso possiedo e poi ripartirò portandomi via la tua esperienza e la tua saggezza.

Io ti ringrazio per aver onorato la nostra amicizia con la verità. Nessun regalo avrebbe potuto essere migliore. La verità mi restituisce tutta la mia dignità e nobilita ogni gesto che ho compiuto. Quella verità che come si dice non è mai semplice, quella verità che ci rende inconsolabili.

Ho percorso con lo sguardo il tratto sottile dei rami tracciato dalla luce di una opaca luna, mentre si riflettevano sulle pareti bianche della stanza, come strade di un passato trascorso. Quanto lunga può essere una notte quando ci rendiamo conto di quanto, forse involontariamente, abbiamo negato a noi stessi una verità che in fondo, in un pertugio della nostra coscienza, abbiamo sempre saputo.

Con le prima luci dell'alba, mentre il primo sole restituiva la purezza al bianco della parete, e la mostrava come una tabula rasa dove tutto può e deve ricominciare, io mi sono spogliata di quelle ultime logori vesti.

Nuda è la verità.

Friday, January 22, 2010

La morte non è niente


Suonino i lenti rintocchi di una campana. Che entri il feretro. Che il silenzio lasci posto allo straziante dolore degli astanti. Gettiamo crisantemi su una fredda lapide e paghiamo l'ultimo tributo alla tua ambizione che così inaspettatamente ti ha abbandonato, condannandoti ad una vita mediocre.

Credevi sarebbe sopravvissuta mentre l'assassinavi, costringendola ad una quotidianità senza emozioni ed invece ha esalato l'ultimo respiro e non farà più ritorno. Non esiste peccato più mortale che quello di una esistenza privata della volontà di successo.

Per un momento hai brillato. Era la luce riflessa di un desiderio, della volontà di conseguirlo, della forza di possederlo ma poi lo hai fagocitato come fosse un pasto crudo, con la bramosia di un animale. Hai venduto la tua esemplare dignità per poter acquistare qualcosa che non ti creasse il dolore e lo spessore di una esistenza.
Avevi sognato una casa che fosse il tuo rifugio, la tua isola, il luogo dove far riposare le tue membra ed invece ti ritrovi in una camera che ha tutto l'aspetto di un luogo di passaggio. Madido di sudore ti rigiri nel letto e consumi le lenzuola nelle tue notti insonni. Non ti è stata risparmiata nemmeno la coscienza della perdita, la tua anima è consumata dalla consapevolezza. La tua memoria ingrata ti ricorda ogni giorno la scelleratezza del tuo gesto.

La tua nobile essenza è stata deturpata dalla lama affilata della ghigliottina della superficialità che amputa fino a sminuire. Le persone che ti sono intorno, che così generosamente chiami amici, non sanno nulla di te, fingono delicatezza di fronte alla tua riservatezza ma in realtà non gli importa nulla, non sapranno mai di quel tempo in cui sei stato felice.

Era bello credere. Avevi gli occhi pieni di vita. Avevi un pensiero che cresceva prepotente, che dominava le tue intenzioni e le guidava ma la felicità richiede un grosso tributo, un sacrificio. Era un prezzo troppo alto e sapevi di non poterlo pagare. Non hai tentato e a me piace credere che ci saresti riuscito. Alle prime luci dell'alba, mentre la stringevi ancora fra le braccia, la speranza, l'ambizione di essere un uomo migliore ti ha abbandonato.
La morte fisica non è niente di fronte alla morte della propria integrità morale.

Friday, January 15, 2010

Sliding Doors

Ho aspettato a lungo questa lettera, la carta inconsistente e le parole pesanti come piombo. Scivolano i miei occhi sulle lettere accatastate come una goccia d'acqua su un piano di lamiera reclinato. Penetrano nelle ossa come l'umido in una giornata d'inverno. Non ho più sperato in un ritorno.

"Penso che quando due persone si avvicinano così tanto è davvero un peccato mortale se poi si perdono. [...] il mio pensiero ogni tanto tornava a te e mi chiedevo " chissà cosa starà facendo?". Talora ci sono persone che pur stando ad esse sono così lontane e altre che pur non essendo fisicamente vicine, sono e saranno per sempre unite".

Non riesco a fare a meno di domandarmi perché ora, perché in questo momento della mia vita. Forse è solo una questione di coincidenze ma questa lettera che si era perduta, non in un lungo viaggio ma nel percorso che dalla penna porta alla carta, ora è qui, ed io la leggo immaginando il suono della tua voce. Una strana coincidenza, deve essere così, non può essere diversamente. Se possedessi la fede crederei in un segno ma non l'ho mai acquisita o forse l'ho perduta. Se avessi fede crederei che in tutto c'è una ragione, che passato e futuro in realtà non esistono, che c'è un unico tempo che è quello del vivere e che costantemente mi impartisce una lezione che forse non sarò in grado d' imparare. Potrei credere che tu possa rispondere alle domande che non so, che ultimamente così spesso mi sono chiesta.

"Questo senso di incompiuto, di non risolto è qualcosa che ha contribuito a spingermi a ricontattarti [...]"

Si può colmare il vuoto generato da una assenza? Quante volte ti sei chiesto di me? dimmi che ho vissuto nei tuoi ricordi, dimmi che per sempre vivrò nei tuoi pensieri che questo è forse l'unico modo che abbiamo per salvarci dalla morte.

Tu sei una persona con cui io devo "fare i conti". Direi che il termine giusto è "monstrum": in latino è una vox media, cioè significa qualcosa che fa paura, ma al contempo affascina e intriga, proprio per questo suo senso di timore che incute".

Hai ragione tu, non si può non avere paura se si tratta di me, che io stessa delle volte mi temo. Pericolosa perché mutevole e per questo non rassicurante. Orgogliosa, difficile, pretenziosa. Io ti rispondo che sono sublime così come lo intendeva Kant, così come lo intendeva Schopenahauer; il piacere che si prova osservando la potenza e la vastità di una forza che potrebbe distruggere chi l'osserva. Io sono una di quelle forze di fronte alle quali l'uomo prende coscienza del proprio limite. Il piacere è direttamente proporzionale alla paura e credimi non c'è vanto ne presunzione in quello che dico ma un profondo sottile rammarico perché consapevole che le difficoltà che genero hanno portano alle deriva molte delle persone a cui ho tenuto.

"Non me ne sono andato, ho deviato volutamente la mia traiettoria rispetto alla tua"

"L'unica cosa che ho fatto è stata di chiudere si quel capitolo, ma non per terminare il racconto, piuttosto per lasciarlo parzialmente in sospeso e poterlo riaprire più in là."

Tu puoi spiegare ed io per certo capirò, tu puoi dire ed io sicuramente perdonare. Temo solo che qualcosa sia andato perduto.

"P.s. Talvolta voler bene ad una persona significa anche privarsi della sua presenza fisica; questo atteggiamento può sembrare menefreghismo, noncuranza, disaffezione, indifferenza, in realtà è la forma più difficile d'affetto perché presuppone il superamento di un egoismo materiale, che si esprime nel "possesso" fisico, ed il passaggio a una forma di perpetuo contatto immateriale, che si esprime nella memoria viva di un sentimento."

Posso capire? voglio capire? forse no. E così lo sguardo scivola ancora in quello spazio breve che è rimasto da percorrere, lì sul piano reclinato tra la firma del tuo nome e l'ultimo spazio vuoto della pagina e poi fa un salto giù nel vuoto e si infrange come acqua su gelido marmo.














Friday, January 08, 2010

Quando crederò di averti perduto


"Un filo, sottile come il nylon, resistente come l'acciaio. Una gomena legata stretta ad una bitta di metallo che mi ormeggia alla banchina ed in mezzo un mare vasto come lo spazio, lungo come il tempo. Una cima che viaggia tra me e te. I miei polsi sottili, per sempre legati ai tuoi. La mia pena e la mia consolazione. Il segno profondo che so di averti lasciato ed il ricordo di un sigillo sulla tua bocca e sulla mia.
Tutto scorre ed anche i miei capelli sono tornati ad essere come fili d'oro, raggi di sole.
Strade che si separano, bivi che ci allontanano. Un mare nero ci inghiotte, ci risucchia entrambi in un abisso senza speranza. Parole che consumano la carta ed il cuore. Parole al veleno che ricorderai mentre il primo sole filtra tra le fessure strette dei battenti, ferendoti gli occhi, alimentando le tue sciocche convinzioni. Parole come miele che ti sembrerà di sentir pronunciare mentre la luna pallida ti osserva, che ti ricorderanno il calore ed il profumo della mia pelle, che abbatteranno le tue reticenze. Ed allora mi cercherai invano. Le mie parole, queste, torneranno ad esserti incomprensibili, presumerai cose che non conosci, tornerai ignorante. Io mi sarò portata via il sole, i sorrisi, ed il caldo buono. Io soprattutto mi sarò portata via la parte migliore di te."


E poi mentre ero distratta, in modo del tutto inatteso, del tutto inaspettato. Nel gesto di spostarmi i capelli dal viso o nelle braccia intorno ai miei fianchi. O forse le mani che mi hanno accarezzato il volto che lo hanno tenuto come fosse la cosa più preziosa e fragile. Un sussurro, una carezza, uno sguardo appena. La felicità che si costruisce in gesti che rinunciano alla platealità, un tatto leggero su corde invisibili.

Temo quasi di dichiararla come se la consistenza solida delle parole potessero frantumarla.

La rosa più bella del mio giardino perché è cresciuta fra i sassi, perché ha resistito alla siccità delle mie disattenzioni e alla tempesta delle mie ansie. Voglio cullarla, proteggerla, difenderla, farla diventare forte e piena. Voglio che si incarni in un sorriso sulla bocca e voglio che questo sorriso mi appartenga anche quando, per qualche mai troppo importante ragione, crederò di averlo perduto.

Friday, December 11, 2009

Sulla semplicità


Ci sono degli aggettivi che non dovresti desiderare di sentirmi mai pronunciare per connotarti. Per esempio, semplice. Per me semplice è ciò che è costituito da un unico elemento, per certo decerebrato, oppure facile, talmente facile da essere elementare, senza affettazione ne ricercatezza.

La semplicità, nella maggior parte dei casi, non è affatto una qualità positiva. Chi ama la semplicità solitamente, non desidera compiere lo sforzo che richiede scegliere, selezionare secondo gusti e preferenze.

La semplicità non si cerca, dire di ricercare la semplicità nelle cose è un paradosso inaccettabile. L'essere sofisticati implica al contrario uno sforzo intellettivo di gran lunga più impegnativo. Per essere elaborati, bisogna conoscere con esattezza un numero sostanzioso di gusti, saperne cogliere le sfumature che ne costituiscono le differenze ed infine acquisirli secondo un equilibrata composizione, seguendo le proprie inclinazioni.

Delle volte si è indotti a credere che la semplicità abbia a che vedere con un certo stato di natura, una essenzialità che appartiene all'individuo dalla sua nascita e che qualsiasi cosa si sovrapponga a questo stato, sia un eccesso inutile, una ridondanza superflua. Niente di più falso e mistificato. La cultura richiede necessariamente un superamento, una elevazione dallo stato di semplicità.

L'ignorante è sempre maledettamente semplice. I sui discorsi sono ovvi, la sua consequenzialità epura il discorso da qualsiasi imprevisto, da qualsiasi accidente. La sua logica è banale e non tiene mai conto della complessità degli eventi. La semplicità è spesso associata all'umiltà. Ma l'umile per sua etimologia è colui che viene dall'humus e cioè dalla terra, dal basso. Insomma che lo vogliate o no, che la cosa vi piaccia o meno , il semplice striscia sempre e non si eleva mai.
In molte religioni l'umiltà è una qualità positiva ma solo ed unicamente perché si ammette l'esistenza di un essere superiore, che risiede in alto, al quale ci si prostra in segno di riverenzialità e subordinazione.

Ed ora è necessario mettere bene le cose in chiaro: Io sono tutto fuorchè semplice. La mia è una voluta, sentita ricerca di elaborazione e sofisticazione tanto intellettuale quanto estetica. Scelgo con attenzione, con cura, evito che il caso si impadronisca delle mie azioni.

Dubito fortemente che tu possa, in qualche modo, aver ignorato questa peculiarità: non è una questione di averlo notato casualmente, come essere inciampato in una minuziosa caratteristica della personalità.
Necessariamente si sarà presentato come un muro, una cortina di ferro, di fronte alla quale le tue qualità non possono essere da meno.

Non ti chiederò di scegliermi, ne di prediligermi. Se deciderai di ignorarmi tu ed io conosceremo la verità. Io mi dispiacerò per te e tu semplicemente andrai per la tua strada.

Monday, December 07, 2009

Je ne regret rien



Non rien de rien, Non je ne regret rien
(No, niente di niente, Non rimpiango niente)

Sono stata a Parigi. Parigi l'elegante, Parigi la sofisticata. Ho percorso le stradine del quartiere di montmartre, il mont du martyre ed ho sentito il mio corpo punito rigenerare passo dopo passo verso la basilique du Sacre- Coeur. In alto, dove le prospettive si fanno ampie, dove il grande sminuisce ed il piccolo diviene insignificante, ho pensato a quello che resta della mia Belle époque e di quel sorriso, il tuo. Non escludo la possibilità di venire a vivere qui un giorno, fra un anno o forse due. Lasciare sempre indietro qualcosa, partire senza domandarsi troppe inutili cose.

C'est payé, balyé, oubliè
( Ho pagato tutto, tutto spazzato via, dimenticato)

Incomprensibile, inafferrabile. Se solo fossi stata più rassicurante, nella mia bellezza così come nelle mie convinzioni, se solo avessi saputo trasformarmi in acqua, ma il fuoco arde e distrugge ed il fuoco brucia e consuma, me, te e tutto quello che resta. Non si può mentire alla propria natura ed io sono fuoco ed ora ardo da sola. Ed io sono così, disarmante nella mia bellezza, incostante nelle certezze, non ho pagato mai un tributo alla semplicità e alla tranquillità che credevo non desiderassi.

Avec mes suvenirs, J'ai allumé le feu, mes chagrins, mes plaisirs, je n'ai plus besoin deux
( Con i miei ricordi ho acceso un fuoco, i miei dolori, le mie gioie, non ho più bisogno di loro)

Il mio amico ha accarezzato il passato ricordando i miei lunghi capelli castani ed il bacio al quale mi ero sottratta. Ed io ho ricordato quella me selvaggia e forte, quella me che crede e spera, che danza con il mondo e con le cose intorno in un frenetico girotondo che mischia turbinoso colori e rose.

Non rien de rien, Non je ne regret rien
Ni le bien qu'on ma fait, ni le mal tout ça m'est bien ègal
(No, niente di niente, Non rimpiango niente
ne il bene che mi hai fatto, ne il male perché mi sta bene ugualmente)

Eccomi nuovamente regina del mio regno, eccomi ancora superba come le più belle delle meraviglie. Una forza ritrovata, rigenerata, partorita da nuove convinzioni. Un mondo nuovo quello davanti a me. È tempo di stupire ancora, mi spoglio di questi abiti sporchi, ed indosso gli abiti consoni ad una sovrana.

Je repars à zerò
(Ricomincio da zero)

p.s. Forse non la più popolare delle sculture del Louvre ma per me la più sensuale.





Saturday, November 28, 2009

Addio





"Che posto vuoto ce n'è stato, ce n'è, ce ne sarà."

Wednesday, November 25, 2009

Suddently I see


Non riesco a ricordare esattamente cosa sia successo, eppure deve essere andata grossomodo così: Una parola di troppo credo, in quel mare di cose dette che per mesi sono state sale su una ferita, un continuo precipitare dal male in peggio. Sentimenti che si proclamano e si ritrattano come fossero niente, come se valessero ancora meno. Una messa in scena grottesca, una pagliacciata ridicola. Ma fino a quel momento tutto sembrava essere ancora lì in piedi, solido dentro di me, non mi ero accorta che le fondamenta si stavano sgretolando irrimediabilmente. Poi quell'ultimo discorso, quel tentativo di parlare, quell'incontro che sembra difficile da avere come se si stesse chiedendo udienza. Ecco, credo sia stato quello il momento in cui un embolo deve essersi staccato e l'illuminazione raggiunta. Delle volte serve un blackout per rischiarare la mente.
"Scusa? non ho capito bene" ma temo di aver capito benissimo. C'è una lunga lista d' impegni, delle priorità irrinunciabili. Io per mesi ad ascoltare, io, la persona che meritava la tua fiducia e perciò le tue confidenze, io per mesi a comprendere i malesseri, i malumori, e poi? che posto avrei io? di certo dopo l'aperitivo del venerdì, forse prima del pranzo del sabato. Ecco, allora va bene così, ti ringrazio ma credo di aver altro da fare, di meglio di sicuro. Di certo no, non una persona perfetta, forse piuttosto ruvida, delle volte fastidiosamente complessa però di certo una persona che si prende cura delle cose a cui tiene, Io. Un grossissimo errore di valutazione, il mio. Non c'è niente di speciale. Niente che valga la pena conservare, neppure il ricordo. La maggior parte delle volte le persone non cambiano ma in un arco sufficiente di tempo si rivelano e se si ha una lunga memoria anche i gesti del passato si reinterpretano. Non si trattano così le persone importanti, neppure se lo sono state un tempo e poi non lo sono più. Le persone non si usano come fossero fazzoletti durante una crisi di pianto. Perdona la schiettezza ma qui chi ha da perdere sei tu.
" Forse potrei spostare l'impegno del mercoledì" si, sono onestamente disgustata da quell'altalenare d' indecisioni, di gesti fatti a metà tipici di chi ha maggior vantaggio a stare con due piedi in una scarpa. Se ti fa piacere renderti disponibile ad un incontro fai una scelta senza dover proclamare quanto ti costerà oppure dì semplicemente che non hai tempo per me e secondo il mio modesto punto di vista te la cavi con più stile. Delle continue defiance, le tue. Ed ora lo confesso, ho una opinione diversa di te. So anche come reagirai a tutto questo, con una silenziosa dipartita perché chi ha smesso di sorprendersi smette di sorprendere pure gli altri.

Sunday, November 22, 2009

L'appartamento spagnolo


" Come luce lei arriverà, come acqua piano scivola. Senza far rumore salirà le scale e le sue labbra... Come mirra lenta brucerà, come fuoco danzerà per te"


E' arrivato il momento di ricominciare. Lo so per certo perché questa mattina, un sottile, inaspettato benessere mi ha baciato le guance. I grandi olmi lungo la strada hanno iniziato già da un pò a perdere le loro grandi foglie giallastre ed ora sono tristi e nudi. Forse avrei voluto ancora un pò coccolarmi nella tristezza, adagiarmi in un ricordo che diventa sempre più grigio, sempre più lontano. Ma questo è un altro tempo. E' il tempo della ragione. Questa è un'altra storia ed io sarò felice di raccontartela. E' la storia di una donna che cammina da sola per le strade di Barcellona, che ha in mente per se qualcosa di speciale e ha fatto molta strada per essere sicura che gli appartenesse. Il mio respiro segue l'ondeggiare del mare, delle volte calmo, quasi immobile, altre volte violento e terribile. Il corpo appartiene al molo ma la mia mente è un naufragio in molti pensieri ed un ormeggiare in poche certezze. Riscopro la felicità in cose che non avevo notato. Vedo negli sconosciuti cose che mi appartengono.

Rientro a casa dopo aver percorso una scacchiera di strade, salgo attraverso le scale buie di questo appartamento in Carrer de Provença. Apro la porta, mi rifugio in fretta nella mia piccola stanza ma Eva arriva veloce e si appoggia allo stipite della porta. Non vuole che io venga inghiottita dalla tristezza, mi impedirà di farlo cucinando per me tortilla. "Finito means finito in every languages: spanish, italian or english, it doesn't really matter" sentenzia. Eva me lo dice sempre, teme che io possa dimenticarlo ma io ho capito, le sorrido e strizzandole l'occhio le rispondo, "Claro que si Eva, ¡ no se daña a queien se quiere! ". E poi ci sono tante cose da fare, questa carriera da fotografa di moda ancora tutta da costruire. L'uomo con il demone tatuato sul collo occupa le mie notti tenendomi sveglia con la sua voce suadente, mi avvolge con le sue attenzioni, cura le mie solitudini e placa molte delle mie incertezze. Sento che sta arrivando, anche se ancora sulle punte, il tempo della felicità.

p.s. un altro noioso self portrait

Tuesday, October 06, 2009

Suerte


Il mio viaggio è iniziato a Matarò, una piccola cittadina spagnola a circa trentacinque chilometri dalla mia destinazione. Juan Carlos, il produttore di vino argentino ci aveva tenuto così tanto affinché accettasi quel passaggio che non avevo potuto sottrarmi. Desiderava che conoscessi il suo amico fotografo che era venuto a prenderlo per portarlo in città. Ma poi in preda ad un entusiasmo generale, il fotografo ed i figli di Juan avevano deciso di fermarsi nella piccola cittadina della costa, in fondo erano le tre del pomeriggio ed era ora di pranzare. Dal finestrino della corriera ho visto scorrere davanti ai miei occhi una vasta pianura giallastra con macchie di vegetazione sparse, le case sbiadite dal sole di una estate di fuoco e grossi impianti industriali erosi dal sale. Avevo voglia di arrivare a destinazione di smettere di trascinare quella valigia che mi sbatteva sulle gambe e che avrebbe lasciato i segni per giorni, togliere dalle spalle lo zaino con le mie macchine fotografiche e possibilmente tutte quelle sensazioni di tempi andati, di storie consumate. Eccola maestosa adagiarsi sul mare. Una rete fitta di strade parallele, simmetriche che confluiscono  nei ventri ampi delle piazze.  Nei vicoli stretti e lunghi di alti palazzi panni stesi ad asciugare, pareti umide, pavimenti lastricati. L'odore del mare, il sapore del sale che penetra su nelle narici ed esplode nei polmoni. Tutto ricomincia da qui. In questo appartamento al secondo piano a cui ci si arriva percorrendo delle rampe di scale con delle finestre strette e lunghe dal quale non entra  neppure un raggio di sole. Un rassicurante utero buio. Se penso al passato trovo strano sapermi qui. Mi sento bene,  di una felicità placida, serena. Una felicità che cura nel profondo, che ristabilisce l'ordine delle cose. È meraviglioso scoprire di non avere più nulla da perdere.

Friday, October 02, 2009

La verità negli occhi


Ho viaggiato verso Nord. 

Il mio ultimo viaggio italiano prima della dipartita. 


Ho consumato la nostra ultima conversazione seduta ad un tavolino di un bar. Mentre parlava mi sono accorta di quella piccola macchia scura accanto all’iride del suo occhio sinistro. Una piccola macchia in così tanta limpidezza. Dettagli eloquenti. Non lo cercherò mai più.  Non lo cercherò perché mai più seguirò i passi di chi non ha voglia di una mia significativa presenza nella sua vita. Una eccezione fatta per lui e per lui soltanto svanita al cenno del suo ulteriore rifiuto. 

Alle prime luci del mattino ho preso la testa fra le mani, ho stretto forte le spalle, mi sono raggomitolata sullo stomaco. Continuo a credere che la mancanza generi sempre sottrazioni reciproche. Mentre tutto andava alla deriva ed io annegavo naufragando, ho sentito le mani del mio amico scivolarmi tra i capelli ed accarezzarmi le guance. Siamo rimasti così abbracciati e muti. Il dolore ha degli abissi così profondi da non riuscire a vederne la fine. 

Ho percorso la costa di levante ed ho osservato la gente ritmare la propria vita allo scandirsi alterno di un semaforo. Mi sono ubriacata di sole e di vento salmastro eppure avrei voluto essere altrove, possibilmente lontano.

La consapevolezza psicologica di una vicinanza fisica ci costringe ad essere maggiormente determinati negli intenti. Cedere significherebbe costringersi ad una agonia insopportabile. Durante la mia ultima sera, parole silenziose hanno navigato negli sguardi di rapporti consolidati, di rapporti recuperati. C’erano tutti gli sguardi che avrei voluto tranne i suoi ma non c’era da stupirsi per chi aveva già post posto un incontro privilegiando le incombenze di un insignificante quotidiano. Piccoli dettagli che passano silenziosi e che si rivelano solo in considerazioni successive. Sono finiti i tempi dove si consumavano miglia anche solo per uno sguardo. La verità è negli occhi.


Questa storia ha tutto il sapore di una disfatta. 


L’esilio non è mai stato come in questo momento, una scelta più dolce. Le persone che mi vorranno sapranno dove cercarmi e mi troveranno sempre nei loro pensieri. Guarirò. Tutte le ferite si rimargineranno. 

Tornerò e splenderò di una bellezza rara

Sunday, September 06, 2009

When September ends


Ho acquistato un  biglietto di sola andata per la Spagna. Quando Settembre conterà i suoi ultimi giorni io preparerò la mia valigia e me ne andrò.
Di fronte a delle scelte di questo tipo non ci sono mai delle consolidate ragioni per cui andare ma ce ne sono delle ottime per non restare e questo è quello che basta.
Questo protratto soggiorno romano, questa estate calda che si è consumata lenta, che ha arso al sole molte delle mie convinzioni, lascerà un segno profondo in me. 
Londra con  il suo cielo plumbeo, con il suo cuore di metallo è ormai una vecchia storia, una di quelle che si consumano tra le pareti di una casa dalle scale strette e dal pavimento scricchiolante di legno e moquette.  A Roma la quiete di una estate, il sole  che finalmente ferisce gli occhi  da troppo a lungo abituati alla notte ma che ti promette qualcosa che non ti darà. E di nuovo l'inverno che con la pioggia disegna lacrime sulla finestra e che ti accompagna in interminabili pomeriggi. Attendere a lungo l'estate, desiderarla nel fiorire della primavera. E poi arriva, calda, una lunga lingua di fuoco che ti dice tutte le cose che non vuoi,  tutte le cose che vorresti non credere, tutta la verità insomma. Ed ora non resta  che tracciare un nuovo percorso, spostare con le mani nude gli ultimi ostacoli emotivi e fare un salto nel vuoto. Lenire il corpo bruciato con le foglie umide dell'autunno. Se non avessi paura vorrebbe dire aver scelto con superficialità ed approssimazione ma non è così. In tutto questo c'è solo l'incoscienza del credere che a qualcuno mancherò. Ora so molte cose, le ho acquisite mio malgrado. La consapevolezza non ha nulla  a che spartire con la felicità. 
Porto con me solo l'essenziale. Non lascerò briciole di pane per chi vorrà seguirmi ma le persone importanti sapranno sempre dove trovarmi.
La lontananza, quella fatta di chilometri, di miglia, quella che separa il mare dai monti, i ghiacciai dai deserti non è mai esistita. La distanza, quella si che esiste, incolmabile, irrimediabile. 
Amaro disincanto.




Thursday, August 13, 2009

Quando il vento tornò a parlare


Ricordo bene il lieve sussurro del vento, passò sfiorandomi i capelli in un giorno d'Aprile. Immobile, soffocante ed umida l'aria di una notte d'Agosto che per nulla ricorda il respiro sottile di una giornata di primavera. E' il tempo che passa, che scivola fra le mani, che muta gli animi e gli umori e che ci condanna ad una infelicità profonda fatta di arrivederci incerti che in tutto rassomigliano a degli addii.
Potrei guardare il cielo, perché è la stagione delle stelle cadenti, perché potrei ancora sperare di aggrappare ad una di esse una speranza. Ma così  brevemente vivono le speranze legate alle comete, nel baleno intermittente di una frazione di secondo e nulla più. Tutto quello che so è che avrei desiderato restituirti la felicità che non possiedi, che avrei voluto essere la cura dei tuoi mali, che avrei voluto narcotizzare le tue notti insonni, placare le tue ansie, guarire la tua anima da quello stato incerto che dici di possedere. Ma sfortunatamente l'amore non è mai stata una risposta. Il bene che proviamo per le persone non guarisce una delle loro ferite, ne asciuga le loro lacrime. Desiderare di essere toccati, guariti, alleviati è una condizione necessaria a rimuovere quella naturale impermeabilità che possediamo. Non preoccuparti per me, io starò bene perché ho ancora il ricordo di quel soffio di vento nel cuore e sulle labbra. Quando l'insopportabile consapevolezza di una terribile perdita passerà e ritroverai tutto quello che ora senti svanito allora forse ti concederai di pensarmi. Tutto sarà passato ed io non ci sarò più. Ma sarà in quel momento che io ti regalerò la mia lezione più preziosa  e ti ricorderò che a volte  perdendo un treno, ci si accorge di essersi fermarti in posti inaspettatamente belli.

Thursday, August 06, 2009

Pensieri arsi al sole

È una questione di principio, una scelta di coerenza.

E a dire il vero, odio sia i princìpi che la coerenza, indistintamente, anche quelli degli altri.

Le persone inflessibili mi sono sempre sembrate incapaci di valutare la flessibilità e la variabilità della logica. Tuttavia di fronte alle posizioni  altrui è necessario fare anche la propria scelta. Farla in modo chiaro, eliminando qualsiasi ambiguità. Non capisco  da cosa scaturiscano i princìpi degli altri, delle volte, a formularli sono le stesse persone che mi hanno attratto per la loro capacità di saper sovvertire delle regole, che sembravano completamente prive di una ipocrita morale. So bene però da cosa scaturiscono i miei di princìpi. Lungi dall'essere una semplice presa di posizione, sento di dovermi tutelare quando ho concesso a qualcuno di entrare in uno spazio emotivo riservato, ed  improvvisamente questo spazio viene violato da un gesto inaspettato. 
Non mi piace che si giochi slealmente con le mie concessioni e le mie disponibilità. Delle volte questo comportamento viene interpretato come una chiusura, e nonostante non possa affermare che non lo sia, dirò che il più delle volte, non lo è totalmente.
Ed ecco perché odio i principi:  Perché per quanto nobili, ragionati e perseguiti evocano in me l'idea di aver innalzato un muro fra me e gli altri. Mi dispiace dover ammettere che anche in questa occasione è così. Preferisco fare una scelta apparentemente drastica che fingermi consenziente ad una che non mi appartiene. Non posso permettermi di mancare a me stessa, questa è l'unica cosa che alla lunga comprometterebbe la mia felicità in modo irreversibile. Forse queste spiegazioni non erano necessarie, ma non do mai per scontato nulla, nemmeno l'ovvio. Andarmene è la sola scelta che mi rimane, lo scacco matto prima di dichiarare la partita chiusa.

P.s. Assicurarmi le gambe?

Saturday, August 01, 2009

Qualcosa che assomiglia a ridere nel pianto


Oggi ho ricevuto una lettera. Poche righe scritte su un rettangolo di carta. Fosse accaduto ieri forse non avrebbe avuto la stessa importanza, lo stesso spessore. Ma il fatto che sia accaduto oggi è come sale su una ferita.
Anche Lui, proprio oggi, per la prima volta da mesi ha squarciato un muro di silenzi fatti di cortesie reciproche e nulla più. Tutto questo è accaduto oggi, nelle poche ore che precedono la quiete di una serata estiva. Ore che poco prima erano state consumate da una conversazione  che chiude ogni cosa. Un sapore amaro tra le labbra, un veleno somministrato da giorni in generose cucchiaiate addolcite dallo zucchero di belle parole, di cui ho deciso di non nutrirmi più.
Non sono fatalista e neppure credo nel destino ma questa sequenza ravvicinata di eventi sembra avere il sapore di una lezione impartita.
Soluzione:
Fare tabula rasa di tutto. Dimenticare ogni cosa. Ricominciare  da capo. Imporsi una logica razionale ferrea, dove la risposta alla domanda  risiede solo nella semplicità. Ricordarsi sempre che tra A e B passa una ed una sola retta. Se vogliono farti credere che esistono realtà più complesse stanno mentendo. Il dolore è sempre disarmante nella sua semplicità e la semplicità è la caratteristica che lo rende insopportabile perché ci piacerebbe credere che le ragioni del male risiedano in spiegazioni più complesse, più profonde, archetipe. Ma il il dolore è tutto lì nella superficie devastante di una rivelazione semplice. 
Ultimamente mi scopro incapace di comunicare con le parole, sono diventate uno strumento scomodo, soggette a fraintendimenti, troppo polisemiche. Niente parole quindi. Ma credo che il mittente della mia lettera non sia rimasto privo di risposta.
Ed ora con il veleno ancora nello stomaco, penso a domani e a quella felicità che sembra fatta di carta e nulla più.

Thursday, July 23, 2009

Mi preferisco freddamente felice


Tutto mi è chiaro adesso. Limpido, trasparente, crudo nella sua essenzialità, ma questo per ora è secondario. La consapevolezza non mi rende più felice ma mi restituisce qualcosa che era andato perduto, qualcosa che era stato omesso. E' stata una notte lunghissima ed io non volevo altro che finisse, che il giorno inghiottisse vorace la notte, che la bruciasse con il calore di un altra giornata di Luglio.

Seduta sul balcone ho aspettato le prime luci dell'alba, ho visto un uomo attraversare la strada, Il primo tram del mattino passare rumoroso sulle rotaie, la prima serranda sollevarsi. E' così bello e rassicurante  contemplare quello che è consumato  dalla  quotidianità quando si è persa ogni certezza.

Baciata dal vento, ho percepito il primo respiro del giorno. 

Ieri mi sono laureata. Ho preso il massimo dei voti perché non so fare le cose con approssimazione. Essere qualunque mi è sempre sembrato un peccato mortale. Ed ora mi sento svuotata. Se un obiettivo è caduto, tramortito dal proiettile della mia determinazione, ora mi tocca riprendere la mira, riposizionare le intenzioni, tirare su le braccia e sparare ancora. Tutto mi sembra crudelmente violento e non vedo realizzazioni possibili  senza il sacrificio della carne, del corpo.

La costante dedizione che ho riservato al mio impegno mi ha fuorviata, mi ha impedito di vedere quel qualcosa in più  che sempre si nasconde nel dettaglio. E questa improvvisa presa di coscienza delle cose e delle situazioni mi ha colpito nella mia vulnerabilità. Mi pento di essermi permessa questa fragilità. 

Mi preferisco freddamente felice. 

Le mille valide ragioni che potrò ricevere non cambieranno la natura di un rifiuto.

Voglio stemperare ogni emozione con quella fredda ragione che come si dice, non ha mai asciugato una lacrima. 

Trovare motivi, giustificazioni, alibi poi andare avanti e fare finta di niente fino a che l’indifferenza apparente sia sostituita da quella reale. 





Thursday, April 02, 2009

La bellezza salverà il mondo



Ora sono felice. Ora. Adesso, in questo preciso momento. Domani non so ma domani non conta. Questa serenità sottile, questa felicità troppo a lungo sopita è qui. Non voglio perderne neppure un secondo. E' palpabile come fosse materia. Questa vita romana mi ha tenuta lontana dai set, dai castings, dai colpi di spazzola, dall'occhio critico di Dean. Mi ha rapita dalle strade di Londra, dal vento freddo che soffia sul Tamigi, per catapultarmi nel sole tiepido di questa primavera italiana. Scorre lento il Tevere, non è impetuoso come il fiume di gente della mia Londra. Tra le rovine, tra le vestigia del passato, tra ciò che è logoro, consumato dal tempo, ho potuto nascondermi, guarirmi. Con le macerie ho ricostruito questo equilibrio, l'ho ponderato, cercato, voluto. Ed ora eccola flebile, sottile, fugace, fa tendere un arco sulla mia bocca, fa brillare appena i miei occhi. E' solo un lampo che balena per un istante nello sguardo. Vedi, sono a casa eppure non sono ancora arrivata. Ora che ho disfatto le valigge posso finalmente ripartire. Posso pensare ad un altro viaggio perché qui ho abbandonato ogni cosa. Ho incominciato un nuovo percorso. La mia passione per la fotografia mi sta portando su lidi inaspettati. Catturo immagini, spesso, frequentemente, se non con la mia macchina fotografica lo faccio con i miei occhi, imprigiono tutto nella memoria, trasformo ogni cosa in icone che possano rimanere eterne, che siano adesso e per sempre. Voglio fotografare ogni cosa e trasformarla in bellezza, perché come dice Dostoevskij la bellezza salverà il mondo. Se salverà il mondo salverà anche me da questa mia ostinata misantropia, da questa profonda sfiducia, da questo senso irrecuperabile di solitudine intellettuale. Sento un'urgenza, una esigenza creativa, delle volte non voglio fotografare, devo fotografare. Guardo con stranezza questo dinamico volteggio che mi ha fatto scivolare dietro le quinte e che paradossalmente mi tiene ancora sulla scena. Voglio riempirmi gli occhi di tante nuove cose, voglio viaggiare e ricominciare ancora. Forse tornerò a Londra o forse un altro luogo diverrà casa mia. E' bello sapere di poter lasciare questo luogo portando con me tutto quello di cui ho bisogno.

Thursday, February 26, 2009

A broken doll never cry

Impopolare. Io sono impopolare. Non ricordo bene cosa debba aver alimentato questa considerazione di me che pure deve essere stata latente, sopita dalle cortesie apparenti delle circostanze. La verità è che io sono scomoda. Credo sia difficile dover rimettere in discussione tutti quei luoghi comuni che così comodamente avevano giustificato insopportabili mancanze estetiche e che ancor di più, hanno mostrato in modo incontrovertibile, incolmabili fragilità  intellettuali. E' meglio credere che io non esista, che io sia una invenzione di una mente avvelenata dalla gelosia e dall'invidia. Bisogna creare un pretesto, uno qualsiasi, che finga indignazione e che possa allontanarmi senza diritto di replica. Mai parlare con me, mai cadere nell'errore di cedere alla seduzione delle mie parole, potrebbero essere così dolcemente convincenti, trarrebbero sugli scogli della incertezza anche le opinioni dei più esperti marinai dell'eloquenza. Quello che non possono accettare è che una bambola possa parlare, che quello che possa dire si riveli addirittura interessante è decisamente troppo, se quello che dice è poi scomodo ed irriverente è assolutamente inaccettabile. Una bambola non dovrebbe parlare. Questo è mostruoso. Questo sovverte l'ordine delle cose. Dunque la soluzione è presa, facciamo finta che non esista e non esisterà. Rompere la bambola, spezzarla a metà. Qualcuno avrebbe dovuto dire loro che non basta chiudere gli occhi perché una realtà incomoda smetta di esistere. Forse potranno eludere la loro banalità per un pò, circondarsi di mediocrità che li faccia sentire nel salotto comodo delle propie superficialità. La verità è che una bambola rotta non piange mai.